«La verità non è sempre rivoluzionaria».
La frase, pronunciata alla fine del film, condensa l’essenza di Cadaveri eccellenti, il capolavoro di Francesco Rosi tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia Il contesto.
È un’opera che ritrae con precisione chirurgica l’Italia dei misteri irrisolti, dei depistaggi, delle verità negate e degli assassini senza colpevoli. Un Paese in cui il potere non è mai un blocco unico, ma un organismo ramificato, opaco, capace di proteggere sé stesso a ogni costo. E se i nomi dei protagonisti – Rogas, Riches, Rey, Varga, Cres – sembrano spostare la vicenda in un Sud indefinito, la sensazione è quella di trovarsi in un Paese più vicino a certe repubbliche latinoamericane, pronto a un golpe, che non nella geografia reale dell’Italia.
Tutto inizia con l’assassinio di un giudice. L’indagine è affidata a un commissario di polizia, integro e intuitivo (un Lino Ventura di straordinaria sobrietà e intensità), che procede con passo metodico, anticipando spesso gli sviluppi del caso. Ma altri magistrati vengono uccisi a distanza di pochi giorni, mentre il Paese è attraversato da scioperi e da un fermento giovanile radicale. È qui che la trama si infittisce. Poteri occulti, vertici dello Stato, magistratura e forze armate entrano in una danza di manovre e di sospetti, fino a costruire un capro espiatorio perfetto — i movimenti della sinistra extraparlamentare — su cui far ricadere ogni colpa.
Rosi non risparmia nessuno, nemmeno il PCI, ritratto come un partito paralizzato, impaurito, in bilico tra l’immobilismo politico e la collusione silenziosa. La sua macchina da presa è implacabile, capace di trasformare l’indagine in un labirinto di corridoi, piazze vuote e sale di potere, in cui la verità, invece di avvicinarsi, si allontana a ogni passo. Non c’è catarsi, non c’è giustizia. Solo la consapevolezza che in Italia il potere si autoprotegge e la verità è sempre un bene negoziabile e sacrificabile.
Cadaveri eccellenti è cinema politico allo stato puro. Rigoroso nella messa in scena, denso di tensione, Le scene si alternano tra spazi monumentali e ambienti opprimenti così da dare ancora più peso alla storia e all’inganno. Ventura, con il suo commissario sempre più isolato e consapevole, incarna alla perfezione l’uomo solo contro un sistema che lo sovrasta.
Uscito nel 1976, resta un film di bruciante attualità. È disponibile gratuitamente sul portale Internet Archive e a pagamento su Prime, per chi ha il coraggio di guardarsi nello specchio che Rosi ci tende.






