Todo Modo è il film più censurato e rimosso della storia del cinema italiano. Un’opera scomoda, oggi ancora invisibile su gran parte delle piattaforme ufficiali, come se la sua potenza visionaria e politica dovesse restare confinata ai margini della memoria collettiva.
Elio Petri, già premio Oscar per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, firma qui il suo film più cupo, più claustrofobico, più ferocemente allegorico. Adattamento molto libero del romanzo di Leonardo Sciascia, Todo modo si svolge quasi interamente nei sotterranei di un convento dalle architetture brutaliste e dalla scenografia teatrale, dove un’élite politica — trasfigurata ma evidentemente ispirata alla classe dirigente democristiana — si ritira per un’esercitazione spirituale durante una pandemia imprecisata e invisibile.
Il ritiro si trasforma presto in un incubo kafkiano. Morti misteriose, accuse reciproche, sospetti incrociati, lotte intestine. La fede si mescola al potere, la preghiera alla cospirazione. In questo teatro dell’assurdo si muovono due figure centrali: il Presidente interpretato da Gian Maria Volonté, maschera trasparente e disturbante di Aldo Moro, e Don Gaetano, suo confessore e manipolatore, portato in scena da un Mastroianni straniante, inquieto, quasi diabolico.
Volonté offre una delle sue prove più inquietanti. I gesti, il tono della voce, lo sguardo, tutto rimanda a Moro — ma a un Moro che diventa simbolo del potere che si autodivora. Nulla a che vedere con il santino laico che negli anni successivi avrebbe dominato il ricordo pubblico dello statista.
Accanto a loro, un sorprendente Ciccio Ingrassia, lontano anni luce dalla maschera comica, costruisce una figura borderline tra fede spezzata e ragione smarrita. È uno dei punti più alti della sua carriera drammatica, che il cinema italiano avrebbe dovuto esplorare di più. E una Mariangela Melato, moglie del Presidente, figura ossessionata e repressa dal desiderio sessuale, che trova godimento solo attraverso l’esercizio del potere del marito. Una presenza inquieta e tragica, che incarna l’intimo cortocircuito tra libido e dominio politico.
Film impossibile e cupamente profetico, Todo modo è un affresco politico e morale che travolge per la potenza del suo impianto simbolico e sconvolge per l’attualità che ancora emana. È una condanna senza appello della doppia morale del potere democristiano, della religione piegata all’opportunismo, dell’uomo ridotto a maschera e rituale.
Uscito nel 1976, fu immediatamente osteggiato, criticato, fatto sparire. Oggi è disponibile in versione integrale su Dailymotion e sul portale Internet Archive, per chi ha il coraggio di rivedere un’Italia che ancora ci riguarda.






