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Home » Notizie » Prima pagina » Tommaso Bortolazzi, lo skipper di Albano, recluso in prigione a Ktziot, nel deserto del Negev

Tommaso Bortolazzi, lo skipper di Albano, recluso in prigione a Ktziot, nel deserto del Negev

Eugenio SiracusaEugenio Siracusa04/10/2025 ore 07:303 Mins Read Prima pagina Regione Lazio
Tommaso Bortolazzi
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Tommaso Bortolazzi, è recluso nella prigione di Ktziot nel deserto del Negev. Queste sono le ultime indiscrezioni che sono arrivate dopo l’arrembaggio che la Maria Cristina ha subito a largo delle coste di Gaza, nella mattinata di giovedì.

La Maria Cristina, guidata dallo skipper castellano, si stava avvicinando alle coste palestinesi, quando è stata intercettata dalle motovedette israeliane che a colpi di cannoni d’acqua hanno cercato di fermarla per poi abbordarla.

L’equipaggio del Maria Cristina, battente bandiera turca, aveva già predisposto il protocollo fornito dalla Sumud Flotilla, all’arrivo dei militari israeliani.

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Nella tarda serata di giovedì i legali hanno fatto sapere di essere stati contattati dalla Farnesina. Questa la loro dichiarazione che è stata fornita nelle scorse ore.

Tommy in primo piano con l’equipaggio del Maria Cristina

“Siamo state contattate come legali dal responsabile della Farnesina, ci comunica che
l’Ambasciata è riuscita a parlare telefonicamente con i quattro onorevoli, che hanno confermato che tutti gli italiani stanno bene.
” Hanno fatto sapere i legali messi a disposizione dell’equipaggio.

“Si trovano ad Ashdod e a breve saranno trasferiti nel centro di detenzione del Negev. Hanno richiesto di comunicare la notizia a tutti i loro contatti di emergenza e quelli degli altri italiani con loro per rassicurarli del fatto che stanno bene.” Proseguono i legali.

“Riceveranno a breve cibo e acqua. Nessuno ha con sé il proprio cellulare sono rimasti sulle barche. L’Ambasciata ha informato che domattina li incontrerà.” hanno aggiunto e l’incontro dovrebbe esserci stato nella giornata di ieri.

Attualmente Tommaso Bortolazzi, insieme all’equipaggio formato da tre cittadini turchi e uno uruguaiano, sono stati portati nel deserto del Negev, nel duro carcere di Ktziot, noto alle cronache per le presunte torture e abusi su migliaia di ostaggi palestinesi.

I legali italiani hanno confermato che le persone fermate sono state tenute per diverse ore senza cibo ne acqua, seduti a terra ed anche oggetto di vessazioni. Tant’è che gli stessi legali hanno chiesto al Governo italiano chiarimenti sul comportamento degli israeliani ed anche del ministro Ben-Gvir circa i video che sono circolati in rete nei quali il ministro israeliano minaccia gli attivisti ristretti in carcere.

Sono dunque ore di apprensione ai Castelli Romani per la sorte di Tommaso Bortolazzi che aveva preso possesso della Maria Cristina a Cipro, per poi guidarla fino a poche miglia da Gaza.

Sono frammentarie anche le informazioni circa le condizioni di salute attuali degli equipaggi che sono stati ristretti nel carcere di Ktziot in pieno deserto. I governi coinvolti per la presenza dei propri connazionali, dovrebbero quanto meno alzare la voce a tutela dei propri concittadini ed esigere risposte circa lo stato di detenzione e le modalità con le quali vengono trattati, come ha fatto il ministro degli esteri greco. Sarebbe quanto meno il minimo.

Intanto i Castelli Romani si mobiliteranno ancora per chiedere l’immediata liberazione di Tommaso Bortolazzi e il suo ritorno a casa e con lui, tutti gli altri volontari che si sono resi protagonisti di questa avventura che resterà, volenti o nolenti, negli annali della storia.

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Eugenio Siracusa

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