Cosa spinge una persona a rischiare la propria vita in nome di un ideale o di una battaglia pacifica per la giustizia sociale? Per quale motivo una persona lascia affetti, lavoro, amici e va dall’altra parte del modo in nome della Pace? Lo abbiamo chiesto a Tommaso Bortolazzi, in partenza alla volta della Sicilia, dove attenderà l’arrivo della Flottilla per la seconda traversata fino a Gaza.
Tommaso era già stato protagonista della prima missione della Sumud Flottilla con una imbarcazione che per poco non raggiunse la riva di Gaza. Abbordato dalla marina israeliana con il suo equipaggio, fu arrestato e tre giorni dopo rimpatriato in Italia, via Ankara.
Lo stato Italiano non mise a disposizione aerei di Stato, fatto assai inusuale, ma l’arrivo a Milano e Fiumicino dei protagonisti di questa iniziativa umanitaria e pacifica fu accolta con grande clamore ed enfasi, come con grande clamore ed enfasi era stata seguita dai media nazionali.
Adesso è pronta un’altra flottilla, questa volta più numerosa, almeno un centinaio di imbarcazioni che partiranno a breve, direzione Palestina.
Questa volta non ci saranno medicinali, ma personale resosi disponibile a dare una mano in quest’area martoriata del medio oriente. Medici, Infermieri, ingegneri, professionisti che intendono dare una mano nella ricostruzione, nonostante la presenza dell’esercito israeliano.
Tommaso Bortolazzi, da Albano, sarà di nuovo alla guida di una delle imbarcazioni che faranno vela versa Gaza. Per la seconda volta, dopo i rischi della prima.
“Ci muoveremo subito dopo Pasqua per preparare questa nuova avventura, ci servirà del tempo per confrontarci anche perchè il senso è tentare di avere più seguito possibile. La Forza della flottilla serve a smuovere le coscienze, e se servirà ne faremo una terza, una quarta e altre ancora.” È determinato Tommaso Bortolazzi, nonostante non manchi qualche dato di preoccupazione.
Come ti senti adesso per questa nuova esperienza?
“L’anno scorso non è stata una passeggiata di salute. Abbiamo voluto forzare i blocchi navali per consegnare e alleviare i dolori di guerra alla popolazione Palestinese. Abbiamo voluto esercitare un diritto. C’è bisogno di grande attenzione alla flottilla, la gente vuole sapere, vuole sentire, conoscere, ma abbiamo difficoltà a parlare di questi temi perché viviamo in un sistema sionista.” Afferma Tommaso Bortolazzi
“Oltre agli aiuti questa volta portiamo risorse umane, figure professionali che possono aiutare il processo di ricostruzione nell’interesse del popolo palestinese. Educatori, ingegnere, giornalisti investigativi, medici e infermieri.” Aggiunge lo skipper castellano
Come pensi reagirà la Comunità internazionale?
“Agli stati interessa fino ad un certo punto quanto sta accadendo e quello che facciamo. Il nostro però è un movimento che parte dal basso, che riguarda tutti. I palestinesi sono nostri fratelli, oppressi e ridotti alla fame da guerre colonialiste. Come reagirà la popolazione, la gente? Il sostegno delle persone è necessario affinché anche la politica assecondi questa iniziativa” Precisa Tommaso che si dice convinto di quanto si sta facendo
“È il momento adesso, ogni giorno cresce la consapevolezza e non si può più essere indifferenti, mi aspetto che la popolazione si attivi come non fanno i governi. La Flottilla sta producendo un enorme sforzo è una coalizione, oltre Sumud Flottilla, a cui si sono unite Fredom Coalition e Tauson Madline. L’obiettivo è avere un centinaio di imbarcazioni. Per bloccarne 48 la marina israeliana ha impiegato 18 ore, vediamo adesso quanto tempo impiegherà per fermare il doppio delle imbarcazioni.” Prosegue Tommaso che non nasconde le difficoltà
“Ci sono grandi difficoltà, bisogna dirlo, anche perchè i fondi necessari che sono sui conti correnti vengono bloccati senza un apparente motivo, fa parte della strategia del sistema bancario per minare l’organizzazione.” Sottolinea lo skipper castellano.
“Il sistema oggi fa di tutto per non essere messo in discussione ed uno dei motivi di questo nuovo ordine mondiale è bloccare il denaro contante, perché diventa un modo per controllare la gente.” Prosegue Tommaso.
“La speranza è che la gente si appassioni e si unisca a questa nostra battaglia. Perché non c’è solo la Palestina, ma bisogna fare campagne sul lavoro, sulla sanità, contro la vita alienante della società capitalista.” Ricorda Tommaso con il quale riflettiamo sulla sua precedente esperienza della Flottilla e sulla paura che una vicenda del genere ha provocato.
“E’ stata una esperienza bella, di crescita e la scoperta che quando si lotta insieme si è una forza, una potenza, ma allo stesso tempo è stata una esperienza dolorosa, affrontata con coscienza. Un’altra esperienza è ciò che è avvenuto quotidianamente li, non si può ignorare e non si può non raccontare, lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Ci hanno lasciato senza acqua, senza cibo, ci hanno privato del sonno. Abbiamo subito un Ministro che ti sputa in faccia che ti dice terrorista. Tutto ciò mentre eravamo terrorizzati. Certo che ho paura, ma non la voglio avere paura, insieme ai miei compagni.”
Cosa pensi del Governo?
“Governo? Non nutro speranza ed ha già dimostrato di essere un governo fantoccio di uno stato satellite. Questa è la realtà, spero che sulle onde delle proteste siano costretti ad assumere una posizione più conveniente, seguire esempio spagnolo, anche se non è la soluzione. La speranza è la fiducia è riposta solo nei popoli e nelle masse che tornino unite ed abbiano un risveglio della coscienza politica oggi addormentata da anni.”
Durante la tua esperienza per tanti che vi sostenevano, tanti altri commentavano con post al limite dell’odio? Cosa pensi di dire a loro?
“Ci sono diversità, si può essere critici e questo può far crescere. Sugli odiatori spesso questa componente è al soldo dei sionisti, ci sono persone che ci campano, non li prendo neanche in considerazione, siamo lì anche per loro affinché aprano gli occhi.”
In questa tua decisione di partire nuovamente quanto ha influito l’emotività e quanto il raziocinio.
“È tutto immutato ci sono entrambe, di fronte ad un potere razzista che lavora per eliminare un popolo intero, per adesso limitato alla Palestina, ma i sionisti vogliono il Libano, l’Iran, e vogliono realizzare quanto affermano le scritture, la grande Israele. Rispetto a questo potere non possiamo restare inermi. Uno dei pilastri è la non violenza attiva, la portiamo avanti, facciamo come Marx: ciò che è nelle nostre possibilità ma non è simbolico, è qualcosa in cui crediamo, quando si è uniti con forza e impegno si possono cambiare le cose e non dobbiamo dimenticarlo mai.”
Riusciremo a seguire questa nuova esperienza con le dirette?
“Spero tanto e spero di farle, ma sono condizioni difficili. La scorsa volta c’erano droni che rilasciano dispositivi per affondare le barche. Sarà anche questa volta una situazione delicata, l’idea è di rendere il più possibile noto ciò che sta avvenendo. Siamo uno strumento e siamo in grado di farlo”
Le imbarcazioni partiranno da Barcellona il prossimo 12 aprile e faranno rotta verso Sicilia, dopodichè la rotta sarà verso la Grecia dove partirà tutta la Flottilla riunita alla volta della Palestina. Ma la discussione torna sulla politica, sulla manifestazione No Kings di qualche settimana fa.
“No re? Riprenderci le parole. Spesso i risvolti sono linguistici, genocidio non si può dire per evitare che abbia delle conseguenze, perché le cose cambino serve che l’Europa si schieri dalla parte di chi è aggredito ed adesso dovremmo averlo chiaro. Come si può parlare di una cosa del genere? Vengono messe in atto ruberie di ogni genere, compresi dei cadaveri dei palestinesi. Di fronte a ciò non si fa nulla ed anzi si continuano a fare affari, bisogna sollevarci.” È il pensiero di Tommaso
“Più aumentiamo di numero, più cresce il fronte, più cresce la coscienza, più si acerbano i loro comportamenti, come si può continuare ad affermare che Israele è una grande democrazia quando ha approvato una legge per la pena di morte solo per i terroristi palestinesi.?” Si chiede ancora lo skipper castellano
Eppure in Israele ci sono cittadini contrari a quanto sta accadendo
“Il sionismo va dall’America all’Europa, ed è difficile per chi vuole lottare. Alcuni ebrei cercano di fare sentire la loro voce, ma la maggior parte è sotto un lavaggio del cervello. Convivono con una narrazione falsa degli aggrediti, quando invece sono diventanti aggressori e giustificano tutto attraverso la religione e con la politica che sono in pericolo. Qualsiasi tentativo diplomatico è stato violato, quello che per loro è terrorismo è invece lotta di resistenza.” Tommaso poi fa una riflessione su quanto sta succedendo in Italia.
“La recrudescenza decreto sicurezza sta minando le libertà individuali, il fermo preventivo e la strumentalizzazione degli eventi e delle manifestazioni. La violenza delle forze ordine, le denunce di chi era a favore della Palestina, la richiesta delle dimissioni di Albanese, l’arresto del presidente palestinese in Italia, qualsiasi critica al governo israeliano diventa antisemitismo. Addirittura siamo arrivati al contradditorio obbligatorio se si parla di Palestina ed è surreale.”
Ma questa missione racchiude rischi forse anche maggiori della precedente
“I rischi aumentano ne siamo coscienti, con la partecipazione nelle piazze e la pressione sulla politica speriamo si raggiunga l’obiettivo. Il rischio è più elevato ma chi è contro la guerra e il colonialismo deve farla diventare una campagna e collegarla anche a battaglie territoriali come l’ambiente e il lavoro. Dobbiamo riportare a galla la verità, noi lottiamo per la verità, per cambiare questa modalità, questo modello di società.” Afferma Tommaso Bortolazzi che vede nel cambio di modello della società attuale le vere motivazioni dell’agire e del partecipare a questa protesta
“Siamo costretti da Trump a spendere il 5 per cento per il riarmo, vengono prospettati scenari incommentabili. Tommaso va a fare parlare chi non ha voce, la verità è negli occhi di tutti. Guardate cosa accade a Cuba, in Venezuela, le minacce alla Groenlandia, l’attacco all’Iran. Se l’avesse fatto qualcun altro che sarebbe successo?” Si chiede Tommaso che aggiunge
“La missione ha un largo respiro su questi argomenti, che vanno sostenuti dai Castelli a Gaza, perché sostenerli significa sostenere noi stessi.” Tommaso lancia un appello alle coscienze delle persone prima di congedarci.
“Non siamo stati con le mani in mano. Possiamo incidere e ci possiamo credere. Viviamo in un mondo in mano a gruppi con ricchezze inimmaginabili e questa concentrazione di potere economico, frutto del capitalismo estremo, crea tutto ciò. Finiremo per estinguerci nel peggior modo, in tanti si sentono impotenti. Da parte mia, che andremo a navigare sappiamo dei rischi perché affrontare questa lotta significa mettere in conto i rischi, ma sono piccoli rischi a confronto di quelli più enormi che stiamo correndo come umanità. Facciamo uscire la parte migliore, la solidarietà, il sacrifico per gli altri che è il contrario di quello che i potenti vogliono inculcare tutti i giorni. Lo sfruttamento sugli esseri umani da parte di pochi esseri umani. Serve una nuova resistenza a tutto ciò e si chiama Palestina, si chiama Gaza.” Conclude Tommaso Bortolazzi che ancora spera in un mondo migliore e senza guerre e per questo ci mette non solo la faccia.






