E’ una corsa corsa il tempo quello che stanno compiendo gli avvocati difensori dei 223 cittadini vittime della truffa delle pale eoliche, operata su tutto il territorio nazionale, da sei persone rinviate a giudizio per evitare la prescrizione. Una presunta truffa ben articolata e che avrebbe portato nelle tasche dei sei presunti truffatori oltre 6 milioni di euro, per la precisione 6 milioni 761 mila e 762 euro. Soldi che sono stati tracciati dalla ricerca delle forze dell’ordine dopo l’avvio dell’indagine partita nel 2017.
Ma la somma di denaro, per il volume delle somme versate dai 223 costituitisi in giudizio, sarebbe molto più ampia e sfiorerebbe i 20 milioni di euro, secondo quanto affermano gli avvocati difensori dei truffati. Ora però a gennaio è attesa l’udienza presso il tribunale di Benevento che dovrà decidere se sussistono i requisiti per istruire il processo o se archiviare questa presunta truffa per decorrenza dei termini prescrittivi.
Certo sarebbe paradossale se il Tribunale non dovesse riconoscere la richiesta di 223 persone e decidesse di accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dagli avvocati dei sei presunti truffatori rinviati a giudizio per truffa, concorso in truffa e associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Dopo il trasferimento, l’ennesimo, dell’indagine al Tribunale di Benevento da settembre del 2024 si attende che lo stesso indichi una data per il processo. Ben 15 mesi per attendere una data, più volte sollecitata dagli avvocati dei truffati e che di fatto non depone a favore del Tribunale e mina la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Nel frattempo gli avvocati dei sei rinviati a giudizio per truffa dalla Procura di Foggia hanno avanzato al Tribunale di Benevento la richiesta di archiviazione per sopravvenuta prescrizione dei reati. Una richiesta alla quale gli avvocati difensori si sono opposti ed a gennaio sembra proprio che sarà indicata la data del processo, nel quale il GUP, dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione o se invece, come tutti auspicano, si procederà al processo per accertare le eventuali responsabilità dei sei soggetti rinviati a giudizio.
I rinviati a giudizio dalla Procura di Foggia sono: Carlo Carchia di Foggia, Andrea Riccio, Ciriaco Cusano, Francesco Panza di Ariano Irpino, Celestino Tomaselli e Chiara D’Armenio di Sora.
Una vicenda, dicevamo, partita dal 2017 con le denuncia presentata a Benevento e che vede avvicinarsi sempre di più la data della prescrizione dei reati che, di fatto, salverebbe i sei imputati da qualsiasi provvedimento a loro carico, se giudicati i veri ideatori della truffa milionaria.
Sarà anche lenta la giustizia, ma in questo caso si può dire che la lentezza è paragonabile a quella di una lumaca.
Tra i sei rinviati a giudizio per truffa e associazione a delinquere finalizzata alla truffa, spicca inevitabilmente il nome di Chiara D’Armenio, che da qualche anno occupa il ruolo pubblico nella segreteria del Presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano.
Fermo restando la presunzione di innocenza, desta comunque preoccupazione il rinvio a giudizio del capo segreteria del Presidente della Provincia di Frosinone. Chiara D’Armenio, dipendente Acea, distaccata a capo segreteria della provincia di Frosinone, è di Sora come l’attuale presidente della Provincia.
I sei rinviati a giudizio, dal canto loro, sostengono di non aver fatto nessuna truffa e se così fosse non dovrebbero avere timore. Potrebbero rinunciare alla prescrizione e andare a processo per vedersi assolvere. Ma a quanto pare la richiesta di archiviazione avanzata al tribunale di Benevento non è per rinunciare alla archiviazione, ma per invocare la prescrizione del reato, che se accolta, eviterebbe il processo e l’accertamento della verità su questa vicenda.
Tra questi anche Chiara D’Armenio avrebbe detto di essere estranea a questa vicenda, eppure su Linkedin appare ancora oggi il profilo di Chiara D’Armenio nel quale si pubblicizza l’investimento sulle pale eoliche; a meno che non si tratti di un raro caso di omonimia.



Ma come funzionava la truffa delle pale eoliche?
In sostanza, secondo la Procura di Foggia, il meccanismo della truffa consisteva nel farsi dare soldi da investire nel progetto delle pale eoliche. Circa 500 mila euro il costo di una pala eolica, i cui investitori ne acquistavano una quota, o più quote per ricevere in cambio una royalty.
Alcuni hanno versato quote da 15 mila euro altri addirittura 100 mila euro fino ad investitori che hanno versato nelle tasche dei presunti truffatori anche 400 mila euro. Ma di pale eoliche montate e funzionanti e di royalty neanche l’ombra.
I sospetti sono cominciati a venire quando le pale eoliche non sono entrate in funzione, come in alcuni casi, o alla verifica che le stesse erano installate ma non funzionanti.
Secondo la Procura di Foggia, Cerchia e Riccio erano la mente dell’operazione, in quanto “organizzavano, dirigevano e promuovevano l’associazione, mentre gli altri partecipavano attivamente al conseguimento dello scopo illecito“. Si legge nel carteggio della Procura con la quale si è richiesto il rinvio a giudizio.
La truffa sarebbe stata ben congeniata, con tanto di annunci sui maggiori quotidiani nazionali, incontri presso prestigiosi hotel italiani con convention alle quali hanno partecipato decine di persone. Il piano presentato era anche convincente. Acquistare una quota di una pala eolica che avrebbe generato un ritorno dell’investimento fatto del 20% annuo, dal secondo anno e per i 20 anni successivi. Sulla carta un buon investimento sulla green economy.
L’acquisto delle quote di ogni pala eolica, ed il relativo ritorno economico avveniva attraverso la sottoscrizione di contratti, clausole e impegni precisi da ambo le parti.
Quaranta le persone truffate in provincia di Frosinone, che si sono costituite in giudizio come parti offese, molte anche in Campania, Basilicata, in Provincia di Roma, tra cui Velletri, Albano e Genzano, Valmontone, Frascati, in Piemonte, in Puglia, in Sardegna, in Veneto, in Trentino, in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna.
Ma che fine hanno fatto questi 6 milioni 761 mila e 762 euro?
La procura di Foggia ha ipotizzato un “giro di false fatturazioni con le 18 società che sono state costituite ad arte, per lavori mai fatti, stipendi per i soci e per i collaboratori, incentivi e provvigioni per i commerciali, fatturazioni fatte sui su conti italiani, sia su conti on line aperti all’estero.” Si legge sempre negli atti della Procura di Foggia. Operazioni bancarie, attraverso i quali i soldi sarebbero transitati per poi far perdere le tracce.
Dal 2017 ad oggi: giustizia lumaca?
Nel 2017 viene presentata la denuncia a Benevento che viene trasferita, successivamente a Foggia, dove nel 2021 si ottiene il rinvio a giudizio delle sei persone che avrebbero architettato la truffa.
Ma stranamente non si riescono a fare le notifiche. Poi viene sollevata l’eccezione della territorialità al tribunale di Foggia che rimanda tutto a Benevento, dove dal settembre del 2024 giacciono i quasi dieci faldoni dell’inchiesta e senza mai avere fatto una sola udienza di questa truffa milionaria.
I denuncianti sono 223, ma sarebbero molti di più le persone truffate che non si sono costituite in giudizio e questo fa ipotizzare che il giro di soldi che sarebbero stati truffati, sarebbe molto vicino, se non superiore, ai 20 milioni di euro.
Della vicenda si sono già occupati giornali della Campania e anche la nota trasmissione Mi Manda Rai 3. Nonostante tutto questo, le oltre duecento persone truffate stanno ancora aspettando di avere giustizia e di capire, soprattutto, se mai potranno riavere i loro soldi e vedere giudicati gli esecutori materiali di questa truffa.



