Carlo Carchia di Foggia, Andrea Riccio, Ciriaco Cusano, Francesco Panza di Ariano Irpino, Celestino Tomaselli e Chiara D’Armenio di Sora ( quest’ultima attualmente capo segreteria del Presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano), sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Foggia, nell’ambito della presunta truffa delle pale eoliche scoperta dalla Guardia di Finanza dopo le denunce di alcuni degli oltre 250 truffati su tutto il territorio nazionale ed alcuni anche all’estero.
Ammonterebbe a 6 milioni 761 mila e 762 euro la somma che sarebbe stata truffata ai danni di ignari cittadini che hanno versato ingenti somme di denaro nel progetto di green economy che prevedeva l’acquisto pro quota di pale eoliche a fronte di un ritorno dell’investimento pari al 20% dal secondo al ventesimo anno di contratto.
È quanto ha contestato la Procura di Foggia ai sei rinviati a giudizio in un processo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, che però tarda a cominciare. La vicenda giudiziaria infatti sarebbe da raccontare a se.
Cominciata a Benevento, competete per territorio, l’indagine veniva spostata a Foggia, dove la procura effettuava interrogatori, riscontri e rinviava a giudizio le sei persone indagate, per poi ritrasferire il processo nuovamente al Tribunale di Benevento, facendo perdere così quasi quattro anni di tempo.
Un rimpallo di responsabilità che rischia di vanificare le indagini e di far finire in prescrizione i reati con buona pace degli oltre 250 truffati che rischiano di non recuperare neanche un centesimo dei soldi versati a ben 18 società riconducibili ad alcune delle persone rinviate a giudizio.
Da settembre 2024 che il processo è tornato a Benevento, ad oggi neanche un’udienza è stata fissata, lasciando sgomenti i 223 cittadini che si sono costituiti in processo come parti offese.
Una vicenda che partita dal 2017 con le denuncia presentata a Benevento, ancora ad oggi non vede l’avvio del processo, mentre si avvicina sempre di più la data della prescrizione dei reati che, di fatto, salverebbe i sei imputati da qualsiasi provvedimento a loro carico, se giudicati i veri ideatori della truffa milionaria.
In sostanza, secondo la Procura foggiana il meccanismo della truffa consisteva nel farsi dare soldi da investire nel progetto delle pale eoliche. Circa 500 mila euro il costo di una pala eolica, i cui investitori ne acquistavano una quota, o più quote come nel caso di alcuni che hanno investito anche 100 mila euro, per ricevere in cambio una royalty.
Scrive infatti il Procuratore Alessio Marangelli che gli artefici della presunta truffa avrebbero “mediante artifici e raggiri consistiti nel prospettare alle medesime persone offese, attraverso una massiva campagna pubblicitaria e riunioni ed assemblee in cui venivano comunicate circostanze non rispondenti al vero in relazione allo stato di avanzamento delle pratiche concessorie e amministrative di interesse, ingenti guadagni derivanti da investimenti di danaro nel settore dell’energia rinnovabile e della costruzione e messa in funzione di parchi eolici da parte di società di scopo costituite a tal fine (di seguito indicate); dalle quali però il danaro veniva stornato in favore della società Energitaly S.r.l e successivamente dei conti correnti personali degli indagati o delle società da loro rappresentate e a loro riconducibili (Carchia Service S.r.l. – di proprietà del Carchia -; Carima International S.r.l. – di proprietà del Carchia -; Carisol S.r.l. – di proprietà del Carchia per il 50% e del Riccio per l’altro 50% -; Cari Consulting S.r.l. (di proprietà del Carchia per il 50% e del Riccio per l’altro 50%), previa cessione da parte di Carchia e Riccio delle quote societarie e dimissione dalle cariche di amministratori, senza che il progetto inizialmente prospettato fosse in alcun modo perseguito“
Oltre a queste società ne sono state costituite altre chiamate Wind Energy una per ogni pala eolica piazzata agli ignari investitori.
I sospetti sono cominciati a venire quando le pale eoliche non sono entrate in funzione, come in alcuni casi, o alla verifica che le stesse erano si installate ma non funzionanti.
L’inchiesta è partita dalla denuncia presentata da uno dei truffati Christian Giordano, ex sindaco di Villanova d’Asti insieme ad altri investitori.
Sempre Secondo la Procura di Foggia, Cerchia e Riccio erano la mente dell’operazione, in quanto “organizzavano, dirigevano e promuovevano l’associazione, mentre gli altri partecipavano attivamente al conseguimento dello scopo illecito“.
Quaranta le persone truffate in provincia di Frosinone, che si sono costituite in giudizio come parti offese, molte anche in Campania, Basilicata, in Provincia di Roma, tra cui Velletri, Albano e Genzano, Valmontone, Frascati, in Piemonte, in Puglia, in Sardegna, in Veneto, in Trentino, in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna.
Da un anno si aspetta che il Tribunale di Benevento avvii il processo e chiarisca tutti i contorni di questa incredibile vicenda, dando una risposta alle persone coinvolte.








