È “tecnicamente” pronta un’applicazione in grado di verificare l’età per l’accesso alle piattaforme online e proteggere i minori.
L’annuncio è arrivato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in risposta ai numerosi genitori che chiedono supporto contro l’eccessiva esposizione dei giovani ai social e al digitale.
Pur consapevole dei benefici derivati dagli strumenti interattivi (come socialità ed esplorazione di nuovi contenuti), la presidente ne mette in luce i rischi: “Un bambino su sei è vittima di bullismo online, uno su otto è un bullo online. Le piattaforme offrono design altamente coinvolgenti: lo “scorrimento” infinito che alimenta la dipendenza, video brevi che riducono l’attenzione e contenuti mirati. Il tempo che i nostri figli trascorrono davanti agli schermi non è mai stato così alto”.
La Commissione si è messa in ascolto degli Stati membri, ribadendo però che “spetta ai genitori educare i figli, non alle piattaforme”. Von der Leyen cita poi i progressi di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, che stanno già pianificando di integrare l’app nei propri portafogli digitali.
L’app. Il nuovo strumento segue il modello dell’applicazione realizzata per la pandemia Covid-19. Una volta scaricata, va configurata con passaporto o carta di identità per dimostrare l’età e accedere ai servizi online. Lo strumento rispetta “i più elevati standard di privacy al mondo”: gli utenti non riveleranno altre informazioni oltre all’età. Il funzionamento è previsto su tutti i dispositivi ed essendo open source, chiunque può verificarne il codice. “Questo significa – spiega la presidente – che anche i nostri partner globali possono utilizzarla. Ma soprattutto, le piattaforme online potranno fare affidamento su di essa. Non ci sono più scuse”.
Gli Stati membri.
In Francia, il Senato ha recentemente votato per vietare l’accesso dei minori ai social; la Spagna di Pedro Sanchez ha annunciato il divieto sotto i 16 anni per garantire un contesto digitale sicuro e rispettoso dei diritti fondamentali.
In Italia il tema è caldo. Il governo si dice pronto ad attuare il DDL 1136 che – oltre a elevare a 15 anni la soglia per l’accesso ai social – obbliga i genitori a implementare filtri e sistemi di controllo parentale sui dispositivi mobili.
L’esigenza di intervenire è confermata dai dati: una ricerca di Demetra e Fondazione Patti Digitali Ets, presentata alla Camera due giorni fa, rivela che quasi il 90% degli intervistati è favorevole a una legge che limiti l’uso dei social, indicando come soglia ideale i 16 anni.
Crescono anche le petizioni online, come quella lanciata su Change.org da Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, e Daniele Novara, pedagogista. Il testo chiede al governo il divieto degli smartphone prima dei 14 anni e dei social prima dei 16, spiegando che: “La nostra non è una posizione anti-tecnologica, ma l’accoglimento di ciò che le neuroscienze hanno dimostrato: alcune aree del cervello non si sviluppano pienamente se il minore sostituisce le esperienze del mondo reale con quelle digitali”.






