Nella Valle del Sacco l’espansione degli impianti a biometano divide comunità e istituzioni. Ad Artena, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto il ricorso di Associazione Genitori di Artena, Comitato Residenti Colleferro e alcuni cittadini contro la Regione Lazio e Green Park Ambiente Srl.
Le istanze, che chiedevano l’annullamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per un nuovo impianto su un’ex area industriale, sono state respinte per tardività nella presentazione del ricorso relativo alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e ritenute infondate anche su altri motivi istruttori e motivazionali.
Il nuovo impianto, previsto per trattare ogni anno oltre 57 mila tonnellate di FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), produrrà compost e circa 8.000 tonnellate annue di biometano. La comunità si è mobilitata fin dall’inizio, esprimendo preoccupazione per la trasparenza del progetto e per l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale ritenuto ambiguo. Il TAR ha ritenuto legittimato il coinvolgimento dei residenti e delle associazioni, ma ha bocciato il ricorso, lasciando aperta la possibilità di appello presso il Consiglio di Stato.
A Paliano, invece, il TAR ha accolto il ricorso della società Ingegneria Sostenibile srl, assegnando il via libera amministrativo a un impianto di biometano da scarti agricoli di 500 smc/h, poi volturato a Retina Op Nove srl.
L’impianto sorgerà in Contrada Colle Carcavella. Il procedimento ha visto anche qui il coinvolgimento del Comune e di residenti contrari, che hanno evidenziato criticità su particelle di terreno, viabilità e dichiarazioni mendaci.
Nonostante le anomalie segnalate, il TAR ha giudicato solo l’operato dell’amministrazione, senza entrare nel merito delle ulteriori contestazioni, riattivando la procedura di autorizzazione.
Sullo sfondo, la corsa al biometano innescata da fondi pubblici del PNRR e dal decreto FER 2 non vede benefici reali per i territori. Le preoccupazioni locali puntano su rischi sanitari e perdita di valore degli immobili, oltre al potenziale incremento di traffico, odori molesti e rischi ambientali.
I cittadini sottolineano la poca trasparenza dei procedimenti e la scarsa redistribuzione dei profitti sul territorio e nelle Comunità energetiche rinnovabili (CER). La rappresentante del Comitato residenti Colleferro, Ina Camilli, richiama le istituzioni ad un ruolo più attivo nella tutela della salute e del benessere locale.








