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Pomezia

Varianti urbanistiche Pomezia, Napolitano: “Si sceglie il cemento invece del verde”

Di Eugenio Siracusa • • Prima pagina

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Eleonora Napolitano

Le varianti urbanistiche a Pomezia tornano al centro del confronto politico. Cinque gli interventi discussi ieri mattina in una Commissione congiunta Urbanistica e Lavori Pubblici: Vicerè, Via Naro, Tre Cannelle, San Pancrazio e Torvaianica Alta.

A intervenire sul tema è Eleonora Napolitano, consigliera di opposizione, che pur non facendo attualmente parte della commissione, ha voluto esprimere la propria posizione sulle proposte portate all’attenzione dell’organismo consiliare.

Al centro della sua critica c’è il possibile incremento delle volumetrie edificabili. Secondo Napolitano, le cinque aree interessate dalle varianti si aggiungerebbero a un patrimonio edilizio già esistente quantificato in quasi 472mila metri cubi.

“Troppi metri cubi di nuova edificazione potenziale”

La consigliera contesta innanzitutto l’impostazione delle varianti e la possibilità di nuovi interventi edilizi.“Si parla di tanti, troppi, metri cubi di nuova edificazione potenziale, che si sommano ai quasi 472.000 mc già esistenti in questi cinque nuclei”, afferma Napolitano.

Per la consigliera, ogni nuovo perimetro edificabile rappresenta una scelta politica che non può essere considerata soltanto sotto il profilo tecnico.

“Ogni volta che si apre un nuovo perimetro edificabile, si fa una scelta politica precisa: si sceglie il cemento invece del verde, il volume invece dei servizi, il diritto edificatorio di pochi invece del bene comune di tutti”, sostiene.

“A Pomezia non manca la cubatura, manca tutto il resto”

Nel suo intervento, Napolitano sposta quindi il tema dal numero delle volumetrie alla qualità urbana e ai servizi disponibili per i cittadini.

“A Pomezia non manca la cubatura, manca tutto il resto”, afferma la consigliera, indicando tra le principali necessità spazi di aggregazione, verde pubblico curato, piste ciclabili sicure e presidi sociali nei quartieri.

Secondo Napolitano, la priorità dovrebbe essere quella di creare luoghi capaci di favorire la socialità e la vita di comunità, piuttosto che aumentare le possibilità edificatorie.

“Manca, in sintesi, una comunità che possa incontrarsi in luoghi pensati per le persone, non per generare metri cubi”, aggiunge.

Dal linguaggio tecnico alla scelta politica

Napolitano riconosce che le cinque varianti vengono affrontate attraverso strumenti e termini propri della pianificazione urbanistica, come perequazione, standard e indici territoriali.

Ma, secondo la consigliera, dietro gli aspetti tecnici si nasconde una questione eminentemente politica: quale modello di città costruire per il futuro.

“Dietro quel linguaggio c’è una domanda semplice, e tutta politica: che città vogliamo lasciare a chi viene dopo di noi?”, afferma.

Una domanda che, nella sua lettura, dovrebbe guidare le scelte dell’Amministrazione comunale sul futuro urbanistico di Pomezia.

Il nodo del consumo di suolo

Tra i punti maggiormente contestati c’è il rischio di ulteriore consumo di suolo agricolo.

Napolitano critica anche l’ipotesi di ampliare i perimetri di insediamenti che, nella sua ricostruzione, sarebbero nati abusivamente, oltre alla possibilità di mantenere attivi diritti edificatori rimasti congelati per anni.

“Una città che consuma ancora suolo agricolo, che amplia i perimetri di insediamenti nati abusivi invece di contenerli, che tiene in vita diritti edificatori congelati per anni pronti a materializzarsi appena conviene, non è una città che si prende cura di sé”, sostiene la consigliera.

“Un’urbanistica che parta dai bisogni delle persone”

La proposta politica di Napolitano è quella di un modello urbanistico orientato, a suo giudizio, prioritariamente ai bisogni della comunità.

“Io credo in un’urbanistica che parta dai bisogni reali delle persone e non dagli interessi di chi costruisce”, dichiara.

Nella sua visione, le aree verdi e agricole ancora presenti sul territorio dovrebbero essere considerate un patrimonio collettivo da tutelare e non soltanto come un insieme di vincoli urbanistici.

E, quando si rende necessario costruire, la consigliera indica una direzione precisa: investire nei servizi pubblici e negli spazi destinati alla socialità.

“Se deve costruire, lo faccia in scuole, biblioteche, centri civici, teatri di quartiere, ovvero nei luoghi dove si fa comunità, non solo dove si vendono appartamenti”, afferma.

“Il territorio non si consuma, si custodisce”

L’intervento si conclude con la rivendicazione dell’impegno politico sul tema urbanistico, anche al di fuori della Commissione.

“Continuerò a battermi per questo, anche se resto fuori dalla commissione, perché il territorio non si consuma, si custodisce”, conclude Napolitano.

Il dibattito sulle cinque varianti urbanistiche – Vicerè, Via Naro, Tre Cannelle, San Pancrazio e Torvaianica Alta – si inserisce così in una discussione più ampia sul futuro urbanistico di Pomezia, tra nuove possibilità edificatorie, tutela del territorio, servizi e qualità della vita.

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