Un duro atto d’accusa contro la gestione del verde pubblico ad Aprilia. È quello firmato da Rosalba Rizzuto di “Aprilia Libera e Città degli Alberi”, che interviene nel dibattito sulla sicurezza e sugli abbattimenti in città rilanciando il tema della tutela ambientale e del consumo di suolo.
“C’è inconsapevolezza diffusa del baratro verso cui corriamo a velocità folle – scrive – Alla base manca l’amore per questo Pianeta e per le sue creature”. Un ragionamento che parte da scenari globali, come Gaza o la distruzione della Foresta Amazzonica, per arrivare alla dimensione locale: la progressiva riduzione del verde urbano apriliano.
“Strage del verde e consumo di suolo”
Rizzuto elenca una lunga serie di interventi che, a suo giudizio, hanno impoverito il patrimonio arboreo cittadino: dalla cementificazione di aiuole alla distruzione della pineta di Largo delle Rose, fino all’abbattimento di numerosi pini sul viale della stazione di Campoleone e a Campoverde.
Sotto accusa anche la realizzazione di rotonde in cemento al posto di superfici permeabili, la mancata ripiantumazione degli alberi abbattuti e l’espansione edilizia su aree agricole. “Questo si chiama consumo di suolo”, afferma con forza.
Secondo l’esponente ambientalista, il problema non è la pericolosità degli alberi in sé, ma le condizioni in cui vengono costretti a crescere: radici tagliate, suolo sostituito con cemento, cantieri invasivi. Emblematico, sostiene, il caso del pino caduto nel parco Falcone e Borsellino, oggetto negli anni di interventi che ne avrebbero compromesso la stabilità.
Ambiente sano = salute pubblica
Al centro dell’intervento c’è un’equazione netta: “Ambiente sano = salute pubblica”.
Rizzuto ricorda come il suolo rappresenti “la pelle del pianeta”, uno strato di vita formatosi in milioni di anni e fondamentale per la biodiversità e per i servizi ecosistemici: regolazione climatica, produzione di ossigeno, sequestro del carbonio, depurazione delle acque.
L’impermeabilizzazione delle superfici urbane, denuncia, trasforma le città in “camere a gas cancerogene”, aggravando inquinamento e degrado.
L’appello: più alberi e meno cemento
La proposta è chiara: stop agli abbattimenti indiscriminati, più manutenzione qualificata, filari di alberi inseriti in fasce continue di prato e non in “gabbie di cemento”, maggiore tutela del suolo naturale.
“Se la gente capisse quanti benefici derivano dalla combinazione di suolo e alberi – conclude – smetterebbe di chiedere l’abbattimento e reclamerebbe la propria quota di ossigeno e benessere”.
E chiude con una provocazione rivolta alla politica locale: “Se gli alberi potessero parlare, chiederebbero dove eravate negli ultimi 15 anni”.


