Avrebbe tenuto la compagna segregata in casa per settimane, rinchiudendola in camera da letto e minacciandola di morte con un machete. Per questo un uomo di 56 anni, residente a Veroli e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai Carabinieri con l’accusa di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, porto di oggetti atti a offendere e detenzione di sostanze stupefacenti.
L’allarme è scattato quando la donna, terrorizzata, è riuscita a raggiungere un telefono fisso e a contattare il numero di emergenza 112. Durante la chiamata, mentre chiedeva aiuto, i militari hanno sentito l’uomo minacciarla di morte prima che la comunicazione venisse interrotta bruscamente.
Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri della Compagnia di Alatri, intervenuti insieme ai militari della stazione di Veroli, l’uomo – in quei momenti sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti – avrebbe rinchiuso la compagna nella camera da letto dell’abitazione, intimidendola con un grosso machete e un paio di forbici.
L’intervento delle forze dell’ordine
Individuata l’abitazione, i Carabinieri sono intervenuti con il supporto dei Vigili del Fuoco di Frosinone, facendo irruzione nell’appartamento per mettere in salvo la donna. Alla vista dei militari, però, il 56enne ha tentato la fuga lanciandosi da una finestra dell’abitazione. Ne è nato un inseguimento che si è concluso poco dopo con il suo blocco e l’arresto.
La donna è stata soccorsa e trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Alatri, dove i medici le hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in circa dieci giorni.
La perquisizione e le indagini
Durante la perquisizione dell’abitazione i carabinieri hanno inoltre trovato della cocaina, sequestrata insieme al machete e alle forbici utilizzati per le minacce.
L’uomo è stato quindi trasferito nella casa circondariale di Frosinone, come disposto dall’autorità giudiziaria. L’intervento dei militari, secondo quanto riferito dagli investigatori, avrebbe evitato conseguenze ben più gravi, considerato il comportamento violento dell’aggressore.
Come previsto dalla legge, l’indagato è da ritenersi al momento solamente indiziato di reato: la sua posizione sarà definitivamente accertata solo con una sentenza passata in giudicato, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.






