Close Menu
  • Home
  • Roma Sud
  • Frosinone
  • Latina
  • Sport
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura ed eventi
  • Rubriche
    • Sapori
    • Motori
    • Tesori in streaming
    • Scienza
    • Esteri
Gli ultimi articoli
  • Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi
  • Frosinone, il maltempo genera una frana in via Ciamarra
  • Ferentino, centro storico da marzo all’esame della differenziata porta a porta, i timori e le proposte dei cittadini postati via social
  • “Arte e Materia Rinata”: aperta la selezione per la collettiva green nei Castelli Romani
  • Carnevale apriliano, le forze progressiste chiedono azioni per rilanciare l’ABCA

Contatti

Facebook X (Twitter) Instagram
Facebook X (Twitter) Instagram TikTok
la Spuntala Spunta
newsletter
  • Home
  • Roma Sud
  • Frosinone
  • Latina
  • Sport
  • Economia
  • Ambiente
  • Cultura ed eventi
  • Rubriche
    • Sapori
    • Motori
    • Tesori in streaming
    • Scienza
    • Esteri
la Spuntala Spunta
Home » Notizie » Ambiente » WWF: 2024 negativo per l’ambiente.

WWF: 2024 negativo per l’ambiente.

Tra le note positive, scoperte nuove specie in Africa e Asia e una nuova barriera corallina nel Pacifico.
RedazioneRedazione27/12/2024 ore 07:429 Mins Read Ambiente
l'oasi wwf di Burano
ADV

Bilancio in negativo per il nostro Pianeta secondo il WWF alla luce delle principali buone e cattive notizie su natura e sostenibilità che hanno marcato l’anno che sta per chiudersi. 

Il 2024 con ogni probabilità sarà ancora una volta il più caldo mai registrato al livello globale, secondo le proiezioni del servizio climatico europeo, con una temperatura media globale che potrebbe superare di oltre 1,5°C i livelli preindustriali rendendo il 2024 primo anno solare a superare questa soglia simbolica. 

La morsa della crisi climatica si è manifestata in ogni angolo della Terra con una moltitudine di eventi estremi, dalla siccità a gravi inondazioni in tutto il mondo.

ADV

Inondazioni particolarmente devastanti si sono verificate in Afghanistan, Pakistan, Brasile, Uruguay e in molte località europee, come le alluvioni mortali che hanno colpito la Spagna alla fine di ottobre e in Italia l’Emilia-Romagna.

Circa 2.000 gli eventi estremi calcolati dall’inizio dell’anno a fine settembre 2024. Nonostante questo scenario, la necessità di avviare Piani locali strategici di adattamento ai Cambiamenti climatici, il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) rimane fermo e le istituzioni nazionali e regionali non sembrano intenzionate a fare nulla in proposito. 

A peggiorare la situazione, la perdita di foresta tropicale, cuore pulsante degli equilibri climatici del pianeta: in Amazzonia si è verificato il numero più alto di incendi mai registrati dal 2007, soprattutto in Bolivia.

A questo record si sono aggiunti i dati del Living Planet Report rilasciato dal WWF ad ottobre che ha evidenziato come in 50 anni si sia assistito ad una riduzione media complessiva delle popolazioni di vertebrati in tutto il mondo pari al 73%, a conferma che la perdita di biodiversità non accenna a rallentare.

Eppure, si tratta della nostra ‘assicurazione sulla vita’, quella che ci permette di prosperare grazie alle risorse disponibili e gratuite come cibo, acqua, suolo fertile, aria pulita.  

Quindi c’è da chiedersi cosa si sia fatto al livello globale per risolvere queste due grandi crisi. Sul piano delle decisioni istituzionali, purtroppo sono state poche quelle positive per il Pianeta. 

I principali vertici internazionali, in cui l’umanità ripone le principali speranze rispetto alle tante e possibili soluzioni globali, hanno fallito di nuovo soprattutto sul fronte degli investimenti, visto che gli strumenti da attuare sono ormai ben noti.    

La COP 29 di Baku sul clima si è chiusa con un risultato deludente visto l’aumento molto modesto degli stanziamenti a favore dei Paesi in via di sviluppo per consentire loro di affrontare transizione e adattamento.

Anche la COP 16 sulla biodiversità tenutasi in Colombia ad ottobre ha tradito le attese: i paesi non hanno trovato un accordo per mettere a disposizione le risorse economiche necessarie a conseguire gli obiettivi di tutela della biodiversità.

Vedremo se riusciranno a farlo nel secondo tentativo previsto a febbraio a Roma. Persino su un tema in cui sembrava di aver visto un’accelerazione positiva al livello globale, il contrasto alla dispersione di plastica in natura che rappresenta una minaccia anche per la salute umana, ha visto chiudere il Trattato Globale senza un accordo: il quinto round di negoziazioni che avrebbe finalmente messo la parola fine all’inquinamento da plastica, ha rinviato tutto al 2025.

Nel frattempo, è stata avviata una procedura di infrazione contro l’Italia per recepimento incompleto e in alcuni passaggi non corretto della Direttiva sulla plastica monouso (Direttiva SUP). 

A novembre scorso la Commissione europea ha approvato lo slittamento di un anno dell’applicazione dell’EUDR (il Regolamento Ue sulla deforestazione), come richiesto dal PPE, per ridurre l’impatto sulle foreste dei prodotti che provengono e/o sono prodotti al di fuori dell’Unione europea.

Una cattiva notizia a cui però se ne somma una positiva: sono stati annullati gli emendamenti proposti che avrebbero ulteriormente peggiorato e indebolito l’EUDR. Sempre al livello europeo però il Green Deal sta perdendo slancio: già ad inizio anno, le numerose manifestazioni degli agricoltori in tutta Europa, hanno portato alla  cancellazione di molti degli impegni per la tutela dell’ambiente e della biodiversità nella PAC 2023-2027. 

In Italia le istituzioni hanno contribuito ad affondare ulteriormente la tutela della natura , ad esempio con il proponimento da parte del Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste di un Decreto che penalizza ulteriormente l’agricoltura biologica.

Nell’ambito della biodiversità la UE per la prima volta deve fare i conti anche con l’estinzione di una specie ornitica sul proprio territorio, una volta abbondante anche in Italia : i ricercatori hanno certificato l’estinzione del chiurlottello, un uccello di cui si erano perse le tracce a metà degli anni ’90. L

a specie ha sofferto della bonifica delle zone umide e di un massiccio prelievo venatorio, una perdita che deve suonare come campanello d’allarme di quello che può succedere in futuro. Per questo è stridente la retromarcia europea sul fronte della difesa della biodiversità con il recente declassamento del lupo da specie particolarmente protetta a ‘semplice’ specie protetta, un grave ‘scivolone’ antiscientifico che non contribuisce alla riduzione dei conflitti e che rischia di incrementare il bracconaggio.

Se l’iter si completerà, il nuovo status non risolverà neppure i problemi degli allevatori, beneficiari solo ‘virtuali’ di questa modifica. Anche il recente abbattimento dell’orso in Trentino (M91) sottolinea un pericolo per i grandi carnivori nel nostro paese, un altro segno di quanta strada ci sia ancora da fare sulla convivenza tra le nostre attività e la presenza di questi animali in natura.

Anche per tali  motivi sarebbe importante adottare in Italia il piano attuativo della Strategia Nazionale per la Biodiversità, strumento fondamentale per attuare concretamente la strategia. Ultimo atto ai danni della natura, l’emendamento inserito ‘a sorpresa’ nella Legge di Bilancio che indebolisce la Legge che regola la caccia, un regalo di Natale al mondo venatorio.

In questo quadro desta preoccupazione la scelta di parcellizzazione dell’azione dello Stato attraverso l’autonomia differenziata della riforma Calderoli: una scelta pericolosa contro la quale è stato proposto un referendum popolare, di cui il WWF Italia è stato tra i promotori, e che è stata già fortemente ridimensionata dalla Corte costituzionale.  

Il bilancio in chiaro-scuro dei segnali del pianeta mostra comunque alcune buone notizie, molte riguardano nuove scoperte, un segnale di quanto la nostra Terra abbia ancora tanto da svelarci: nel 2024 è stata scoperta la colonia di coralli più grande al mondo nelle isole Salomone nell’Oceano Pacifico, antica almeno 300 anni e ampia tanto da essere visibile persino dallo spazio. 

Nel bacino del Congo in Africa sono state scoperte 742 nuove specie animali e vegetali, 234 nella regione del Mekong in Asia. In Europa buone notizie per una specie fino a poco tempo fa rarissima, la lince iberica, uscita dall’area di rischio grazie all’aumento degli esemplari in natura, frutto di 20 anni di progetti ambiziosi di conservazione di cui il WWF Spagna è stato tra i principali promotori.

In Italia una forte mobilitazione promossa dai volontari WWF e dagli avvocati del Panda ha permesso di fermare per il momento la caccia al cervo proposta dalla Regione Abruzzo; volontari e ricercatori hanno poi registrato lungo le nostre coste un numero record di nidificazioni della tartaruga marina Caretta caretta, il 30% in più rispetto allo scorso anno.   

E sempre il WWF è stato protagonista di un’azione legale di successo avviata in Norvegia che riguarda lo sfruttamento dei fondali: il Governo ha bloccato il deep-sea mining nell’Artico per il 2025 anche a seguito dell’opposizione di numerose ONG, scienziati e cittadini.  

Certamente la migliore notizia sul piano istituzionale internazionale per la natura quest’anno è stata l’adozione del Regolamento Comunitario sul Ripristino della Natura – Nature Restoration Law – che obbliga gli Stati membri a mettere in atto entro il 2030 interventi di restauro degli habitat degradati. Una grande occasione ma che, priva di finanziamenti adeguati, rischia di rimanere una bella cornice vuota. 

Sul clima, sebbene le istituzioni si siano distinte da una costante inazione, la transizione sta comunque avvenendo: secondo il Rapporto 2024 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, la massiccia crescita globale delle rinnovabili al 2030 è destinata a eguagliare l’intera capacità energetica delle principali economie, avvicinando il mondo a triplicare la capacità esistente.

Le rinnovabili potranno soddisfare almeno la metà della domanda globale di elettricità entro la fine del decennio in Italia, in Europa e in altri Paesi potrebbero arrivare molto oltre. Esempi virtuosi ci sono già in Albania, Bhutan, Etiopia, Islanda, Nepal, Paraguay e Repubblica Democratica del Congo che quest’anno hanno generato oltre il 99,7% del loro fabbisogno di energia elettrica da fonti rinnovabili.  

In Italia nel 2025 chiuderanno tutte le centrali a carbone della penisola. Tuttavia, due centrali a carbone in Sardegna rimarranno aperte forse sino al 2028, ovvero almeno fino al completamento del cavo che collega l’isola alla Sicilia (Tyrrhenian Link). 

Sempre in tema clima, importante ricordare la storica sentenza di inizio 2024 della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che ha dato ragione a un’associazione di 2.500 donne svizzere, secondo cui l’inazione del governo svizzero nell’affrontare i cambiamenti climatici ha violato i loro diritti umani fondamentali. La sentenza potrebbe aprire la strada ad altre sfide contro l’inazione dei governi in materia di cambiamento climatico. 

Nel 2024 si è discusso molto di alimentazione e di come e quanto questa influisca sulla nostra salute e la natura ed è risultata evidente la contraddizione tra le istituzioni italiane e quelle europee. 

Il nostro governo ha combattuto strenuamente la carne colturale vietandone produzione e vendita sul nostro territorio, una legge che la stessa Commissione europea ha poi bloccato definendola “inapplicabile”.

In maniera analoga la Corte di Giustizia Europea (CGUE) ha impedito agli Stati membri di vietare l’utilizzo di termini associabili ai prodotti animali convenzionali (es. salsiccia, polpetta) per le alternative plant-based. Il divieto di “meat sounding” promosso dal Governo italiano, anche in questo caso, non è applicabile.   

Ma sono stati gli stessi italiani ad aver manifestato un allineamento maggiore con gli indirizzi europei di sostenibilità alimentare. Il 2024 ha visto numeri record di vegetariani e vegani, questi ultimi in Italia risultano addirittura quattro volte rispetto a dieci anni fa.

Ciò in parte spiega l’inarrestabile crescita, nonostante le decisioni istituzionali, del biologico in Italia: ad oggi la superficie biologica è di circa un quinto di quella complessiva (19,8%). È  diminuita la vendita e l’uso dei pesticidi, anche se restiamo ancora tra i primi in Europa per vendita di prodotti fitosanitari.  

Rispetto agli stili alimentari esiste ancora una larga fascia di popolazione che si alimenta in maniera non sana: con sei milioni di obesi l’Italia si colloca ai primi posti in Europa per la prevalenza di sovrappeso e obesità anche tra i bambini, di pari passo con le statistiche che dimostrano che nel 2024 solo il 5% degli italiani segue la dieta mediterranea in modo completo. Alla faccia delle teorie sul made in Italy.  

Share. Facebook Twitter LinkedIn WhatsApp
Redazione

La Redazione de La Spunta è una testata giornalistica locale indipendente impegnata nel racconto quotidiano del territorio, delle sue comunità e delle sue trasformazioni. Attraverso cronaca, attualità, cultura, ambiente e approfondimenti sociali, La Spunta si propone di offrire un’informazione accurata, verificata e comprensibile, mettendo al centro i fatti, le persone e il contesto in cui vivono.

Possono interessarti

Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi

14/02/2026 ore 17:50

Frosinone, il maltempo genera una frana in via Ciamarra

14/02/2026 ore 17:28

“Arte e Materia Rinata”: aperta la selezione per la collettiva green nei Castelli Romani

14/02/2026 ore 12:23
non perderti

Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi

14/02/2026 ore 17:50 Ambiente

Circa 42 gli anni di presenza sul territorio, oltre 70 soci volontari iscritti, 11 mezzi…

Frosinone, il maltempo genera una frana in via Ciamarra

14/02/2026 ore 17:28

Ferentino, centro storico da marzo all’esame della differenziata porta a porta, i timori e le proposte dei cittadini postati via social

14/02/2026 ore 16:24

“Arte e Materia Rinata”: aperta la selezione per la collettiva green nei Castelli Romani

14/02/2026 ore 12:23
Seguici!
  • Facebook
  • Twitter
  • Instagram
  • YouTube
  • TikTok
le ultime notizie

Protezione Civile di Valmontone, 42 anni sul campo. Il racconto del Presidente Alessio Masella e dei volontari operativi

14/02/2026 ore 17:50 Ambiente

Circa 42 gli anni di presenza sul territorio, oltre 70 soci volontari iscritti, 11 mezzi…

Frosinone, il maltempo genera una frana in via Ciamarra

Ferentino, centro storico da marzo all’esame della differenziata porta a porta, i timori e le proposte dei cittadini postati via social

“Arte e Materia Rinata”: aperta la selezione per la collettiva green nei Castelli Romani

CHI SIAMO

CONTATTI

PROPRITÀ E FINANZIAMENTO

CRITERI EDITORIALI

La Spunta è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri (n. 3/2024 del 30/04/2024). Raccontiamo con attenzione e indipendenza la vita politica, economica, sociale e culturale dei territori del Lazio, con particolare attenzione alle province di Latina, Frosinone e Roma Sud.

La nostra missione è offrire un’informazione chiara, accurata e accessibile, dando spazio sia alle notizie di attualità sia alle storie che spesso restano ai margini del dibattito pubblico.

La redazione è composta da giornalisti pubblicisti e professionisti della comunicazione. Direttore responsabile: Giulio Calenne

Contatti (per segnalazioni e comunicati stampa): redazione@laspunta.it
Sede legale: Via Colle Noce, 44

Facebook X (Twitter) Instagram TikTok
  • Home
  • Privacy Policy
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Cookie Policy
La Spunta, è una testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa del Tribunale di Velletri il 30 aprile 2024 con numero 3/2024. Sede legale: Via Colle Noce, 44, Velletri, 00049

Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

la Spunta
Gestisci la tua privacy
Utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Lo facciamo per migliorare l'esperienza di navigazione e per mostrare annunci (non) personalizzati. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Gestisci opzioni
  • {title}
  • {title}
  • {title}