La Zona Economica Speciale Unica (ZES Unica) continua a rappresentare uno degli strumenti principali per attrarre investimenti nel Mezzogiorno e secondo il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, sono quasi 1.000 le autorizzazioni uniche rilasciate dalla Struttura di missione, corrispondenti a un volume di 5,5 miliardi di euro di investimenti, una pioggia di risorse per le imprese.
Il credito d’imposta si conferma centrale per sostenere questa crescita. Nel 2025, secondo i dati del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre, il credito d’imposta permetterà di finanziare progetti per oltre 7 miliardi di euro. “Un risultato che testimonia non solo l’efficacia dello strumento, ma segnala anche la rinnovata fiducia degli imprenditori e degli investitori nel Sud”, afferma Sbarra.
Le richieste per il beneficio fiscale previsto nel 2025 hanno superato quota 10.300, con un incremento del 50% rispetto alle circa 6.900 dello scorso anno. I volumi richiesti sono altrettanto rilevanti: 3,6 miliardi di euro di credito d’imposta, contro i 2,5 miliardi riconosciuti nel 2024. L’aumento evidenzia un cambio di scala negli investimenti e sottolinea il ruolo decisivo dell’incentivo fiscale.

Per il 2025, la dotazione iniziale per il credito d’imposta era fissata a 2,2 miliardi. Grazie a un emendamento alla Legge di Bilancio, il Governo ha aggiunto 532 milioni di euro, portando lo stanziamento totale a 2,732 miliardi.
Gli investitori riceveranno il 60% del credito spettante, come indicato dall’Agenzia delle Entrate, a cui si aggiunge un contributo extra del 15%, per un totale del 75% del credito ammissibile. “Nei prossimi giorni si valuteranno ulteriori margini di intervento volti ad aumentare ancora la percentuale complessiva del credito riconosciuto”, sottolinea Sbarra.
In prospettiva, il Governo sta considerando di attivare il meccanismo previsto nella precedente legge di bilancio, che consente a Ministero delle imprese e del made in Italy e alle regioni ZES di sostenere ulteriormente gli investimenti utilizzando le risorse della politica di coesione europea 2021-2027.
Alla luce delle dichiarazioni del sottosegretario Sbarra, appare ancora più evidente che tipo di treno abbiano perso le provincie di Frosinone e di Latina, dove si sono fatte tante chiacchiere, convegni e incontri per non avere nessuno dei territori inseriti nel perimetro della Zes.
Soprattutto che tipo di opportunità è stata persa per le imprese del territorio. Scoprire a posteriori che queste due provincie non sarebbero rientrate perché “appesantite” dai dati di Roma Capitale è parso, ai più, una foglia di fico.
Molto probabilmente lo si sapeva già dall’inizio. Ora bisognerà capire se le ulteriori promesse di una revisione nel prossimo anno diventeranno atti concreti, ma come anche esplicitato nell’ultimo incontro svoltosi a Cassino, questo impegno sembra proprio difficile da realizzare.
I rischi quindi che tante aziende, decidano di spostarsi di poche decine di chilometri e di prendere a piene mani i contributi della ZES.



