Le zone franche doganali nel Sud Lazio non rappresentano la risposta strutturale ai problemi economici del territorio e rischiano, al contrario, di generare nuovi squilibri. È la posizione netta espressa da Lorenzo Fiorini (Psi), che interviene duramente nel dibattito aperto dopo l’approvazione dell’emendamento promosso da esponenti della maggioranza regionale e nazionale.
Secondo Fiorini, la narrazione che equipara le zone franche doganali (Zfd) e la Zona logistica semplificata (Zls) alla Zes unica sarebbe una “distorsione della realtà”. Un’operazione politica che, a suo giudizio, finisce per mascherare l’assenza di una vera strategia di sviluppo per le province di Latina e Frosinone negli ultimi anni.
«Sostenere che Zfd e Zls siano equivalenti alla Zes è un falso storico – sottolinea Fiorini – e rappresenta una manifesta incapacità di programmazione. I dati su disoccupazione, investimenti e servizi nel Sud Lazio parlano chiaro».
Nel mirino anche l’impianto territoriale della Zls Laz3, che escluderebbe centri rilevanti come Alatri, Veroli, Sora e Monte San Giovanni Campano, un’area che coinvolge oltre 100 mila cittadini. Una scelta che, secondo il Psi, rischia di innescare una vera e propria “guerra tra territori”, favorendo alcuni Comuni a discapito di altri.
«È paradossale – osserva Fiorini – che un grande centro come Alatri possa risultare meno attrattivo di un piccolo Comune, dove sarebbe possibile istituire una zona franca doganale con vantaggi fiscali e doganali. Questo meccanismo crea squilibri e disincentiva gli investimenti».
Tra le criticità evidenziate anche i rischi strutturali delle zone franche doganali Sud Lazio, come la possibile delocalizzazione delle imprese, l’elusione fiscale, le difficoltà di controllo doganale e i potenziali conflitti normativi tra regime speciale e legislazione ordinaria. Elementi che, secondo Fiorini, potrebbero rallentare la logistica e indebolire ulteriormente il tessuto produttivo locale.
«La crescita non si ottiene dividendo i territori – conclude l’esponente socialista – ma rafforzando le comunità. Il Sud Lazio ha bisogno di lavoro, investimenti e coesione, non di strumenti parziali che producono sviluppo a macchia di leopardo e alimentano nuove disuguaglianze».
Un intervento che riaccende il confronto politico sul futuro economico del territorio e sulla reale efficacia delle misure messe in campo per il rilancio del Sud Lazio.


