Sono passati quasi tredici anni da quando un masso caduto lungo il tracciato ferroviario ha interrotto la tratta Terracina–Priverno-Fossanova, e da allora – nonostante proclami, tavoli tecnici e progetti annunciati – la linea ferroviaria è rimasta ferma, insieme alle promesse di ripristino. A ricordarlo è ancora una volta il Circolo Legambiente di Terracina, che sulla questione non ha mai smesso di tenere alta l’attenzione, seguendo da vicino ogni sviluppo (o mancato tale).
L’associazione, attiva dal 2016 anche grazie al supporto del Gruppo Regionale Mobilità di Legambiente Lazio e dell’Osservatorio Regionale Trasporti, ha inserito la tratta tra le priorità nell’ambito della campagna nazionale Pendolaria.
Un impegno che ha toccato ogni aspetto della vicenda: dai collegamenti alternativi alla valorizzazione della nuova stazione MSB-Terracina Mare, fino al pressing su fermate Intercity, riqualificazione dei parcheggi, servizi pubblici integrati e collegamenti navetta con porto e città.
La frana di Monte Cucca che bloccò la tratta di Terracina
Tuttavia, denuncia Legambiente, la situazione della vecchia stazione e del versante franoso del Monte Cucca racconta un’altra storia: quella di un’opera mai realmente partita. Già nel 2020, durante un incontro tecnico con la Direzione Regionale Trasporti, l’associazione segnalava l’assenza di chiarezza sui lavori di messa in sicurezza, sui tempi e soprattutto sui criteri di accettabilità del rischio da parte di Rete Ferroviaria Italiana.

Nonostante la stipula della convenzione con RFI, nel 2020 la vecchia stazione di Terracina veniva inserita tra quelle dismesse, assegnabili in comodato gratuito ad associazioni. E, paradossalmente, nel 2021 la Regione Lazio ha nominato il Comune di Terracina come stazione appaltante per i lavori di consolidamento, nonostante le critiche di Legambiente per precedenti gestioni giudicate fallimentari.
Critiche che, alla luce dei fatti, trovano conferma: l’appalto da 4 milioni di euro, finanziato con fondi RENDIS, è stato bloccato già nel 2022 per irregolarità procedurali, mancate autorizzazioni, espropri e danni a infrastrutture idriche.
“Da allora, silenzio totale – spiega Anna Giannetti, presidente del Circolo Legambiente Terracina e consigliere nazionale – salvo poi riaccendere i riflettori sulla linea proprio durante la campagna elettorale del 2023, con l’ennesimo annuncio di tavoli al Ministero e di una cabina di regia”.
Stavolta, il nuovo attore è ANAS, coinvolta per la valutazione del rischio idrogeologico non solo sulla ferrovia, ma anche sulla superstrada Terracina-Frosinone, che corre proprio sotto il fronte franoso.
La mancanza di visione e la propaganda
Il punto, secondo Legambiente, riguardante la tratta ferroviaria di Terracina è la mancanza di visione concreta. Si parla di 60 milioni di euro per riattivare la linea e 10 milioni per la messa in sicurezza, ma senza citare il fallimento dell’appalto precedente, né spiegare come si intendano reperire e utilizzare quei fondi.
“È imbarazzante parlare di cifre simili – continua Giannetti – senza un vero piano economico, senza trasparenza e dimenticando che l’unico appalto assegnato è fermo da tre anni. Crediamo che continuare a inseguire il sogno della “vecchia littorina” sia solo uno specchietto per nostalgici e turisti”.
Per l’associazione, l’unica alternativa realmente sostenibile e attuabile resta il potenziamento della stazione MSB-Terracina Mare, già ristrutturata, con buoni collegamenti Cotral, un parcheggio ampio e navette sincronizzate per la città. Una soluzione che risponde ai bisogni reali dei pendolari e dei turisti, senza illusioni e senza sprechi.
“Chiediamo che sia la Regione a tornare stazione appaltante per la messa in sicurezza del fronte franoso – conclude Giannetti – Non si può più permettere che il Comune di Terracina ritardi indefinitamente un intervento così importante, bloccando fondi disponibili da anni. La priorità è tutelare il territorio e i cittadini, non alimentare propaganda”.
segui le notizie del tuo territorio