La campagna sul referendum è ormai nel pieno, segnata soprattutto da strafalcioni e video ricondvisi, come l’ultimo dell’Onorevole Aldo Mattia.
Una campagna elettorale dove invece il merito è completamente scomparso e ci si concentra sugli strafalcioni che esponenti politici, avvocati o magistrati stanno dicendo, avvalorando così le tesi delle parti avverse.
Insomma una sorta di caccia a chi intercetta la palla più grossa per tirare l’acqua al proprio mulino. E poco importa se si tratta di dichiarazioni decontestualizzate, tagliate, rilanciate: l’importante è il video, meglio ancora se breve, facilmente ricondivisibile.
In questo bailamme è sparito il merito, i motivi che hanno generato la riforma dell’ordinamento giudiziario, con la modifica di ben sette articoli della Costituzione, e le ragioni di chi convintamente voterà al referendum.
È la sagra degli strafalcioni, dei video e dei meme, che oltre all’ilarità servono a poco per capire davvero cosa sia giusto votare. Portare avanti la campagna elettorale referendaria sulle gaffe degli avversari è diventato il modus operandi di entrambi gli schieramenti. Non c’è più neanche un confine: tutti fanno la stessa cosa, tutti ricondividono, tutti amplificano.
Così Nordio è diventato un caso con le sue estemporanee dichiarazioni, così come quelle della sua capo di gabinetto. Così pure le parole di Henry Woodcock, estrapolate da un’intervista e trasformate in video a favore del sì.
C’è la caccia allo strafalcione per utilizzarlo “Cicero pro domo sua”. Questo però non aiuta a comprendere il nocciolo della questione. Ultimo, almeno per ora, a finire nel tritacarne mediatico è stato l’onorevole Aldo Mattia, eletto in Molise ma ciociaro doc.
Nel suo intervento a un’iniziativa domenica scorsa ha detto quello che ognuno, magari sottovoce, dice in ogni campagna elettorale: “andate da chiunque e convincetelo a votare, ricordandogli i favori fatti” e così via.
Certo, avrebbe potuto usare un linguaggio diverso, ma Mattia ha interpretato bene quanto sta accadendo dietro le quinte. Strappare anche un singolo voto, alla faccia di chi sostiene che per il centrodestra vincere o perdere il referendum sia indifferente. Se così fosse, non si capirebbero né quell’uscita né la battaglia tra schieramenti.
Ma quanto afferma Aldo Mattia fa il paio con quanto detto da De Luca in Campania quando parlava di “frittura mista” alle elezioni. Neanche a sinistra si vuole retrocedere: cambia il linguaggio, non la sostanza.
Resta l’assenza del merito, diventato un optional, mentre questi ultimi giorni di campagna elettorale stanno assumendo toni paradossali. Quanto accade dà la misura di come alcuni politici, purtroppo sempre più numerosi, pensano di governare le masse: senza rispetto, dando per scontato che siamo tutti scemi.
“Ecco il popolo bue”, pronto a seguire il pastore. Pensato, peraltro, da chi spesso non è stato neanche eletto direttamente, ma inserito in un listino bloccato: un dettaglio che dice molto su come la politica guarda ai cittadini.
Il video di Aldo Mattia sul referendum è davvero una quisquilia rispetto alla situazione generale. Si trattava pur sempre di una riunione di partito, rivolta a una platea di iscritti di Fratelli d’Italia in Basilicata, su un tema che, va detto, non è certo il terreno più congeniale al deputato ciociaro.
Non resta che fare da soli: approfondire i temi del referendum, leggere la proposta di modifica, studiare il quesito referendario, verificare pro e contro di una riforma che, vale la pena ricordarlo, non modifica neanche di una virgola l’andamento e la durata dei processi.
Per ottenere questo risultato, l’attuale maggioranza di Governo propone una riforma costituzionale che interviene su ben sette articoli. E il paradosso è tutto qui: mentre cambia la Costituzione, il dibattito pubblico resta fermo a un video ricondiviso.
Sostieni La Spunta