ARICCIA – Prima ancora di parlare di futuro, i Castelli Romani hanno avuto l’occasione di mostrare una parte straordinaria del proprio patrimonio. Martedì 27 ottobre, nelle prestigiose sale di Palazzo Chigi ad Ariccia, la visita guidata da Francesco Petrucci ha offerto ai partecipanti la possibilità di riscoprire uno dei luoghi più rappresentativi della storia artistica del territorio. È stato un modo concreto per comprendere che cosa i Castelli Romani possono offrire a una candidatura come Capitale italiana della Cultura 2029. Palazzo Chigi non è soltanto un monumento di eccezionale bellezza, ma rappresenta una delle espressioni più alte di un patrimonio diffuso, fatto di ville storiche, palazzi, chiese, opere d’arte, paesaggi e tradizioni che attraversano i diciassette Comuni del territorio.
Proprio in questa cornice si è svolta la presentazione ufficiale del Comitato d’onore per la candidatura dei Castelli Romani a Capitale italiana della Cultura 2029, un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, artisti, scrittori, giornalisti, scienziati e protagonisti della vita culturale.
Il messaggio emerso dall’incontro è racchiuso in una frase: «Molte voci, una sola candidatura». Un principio che sintetizza l’ambizione di un progetto che, per la prima volta, vede i 17 Comuni dei Castelli Romani proporsi insieme per un riconoscimento nazionale, superando i confini amministrativi per costruire una visione culturale condivisa.
Il Comitato d’onore, previsto nel dossier Castelli Romani | Castelli Domani, raccoglie l’adesione di 34 personalità di rilievo nazionale e internazionale, accomunate da un legame con il territorio o dalla volontà di sostenerne il patrimonio storico, artistico, scientifico e culturale.
Tra i nomi figurano il maestro Giorgio Battistelli, Lorena Bianchetti, Emma D’Aquino, Flavio Insinna, Gabriele Lavia, Vittorio Nocenzi, Aldo Onorati, Giorgio Parisi, Francesco Petrucci, Gian Marco Tognazzi e tante altre personalità del mondo della cultura e della scienza. Particolarmente apprezzato il videomessaggio di Flavio Insinna, che ha voluto testimoniare il proprio sostegno all’iniziativa.
A moderare l’incontro è stato Massimiliano Tommasi, giornalista e consigliere di amministrazione del Consorzio Sistema Castelli Romani, che ha ringraziato le personalità presenti e quanti hanno partecipato a distanza, sottolineando il valore di una sfida che coinvolge l’intero territorio.

Tantissime le testimonianze tra i membri del comitato d’onore presenti in sala. Tra gli interventi più autorevoli quello dell’architetto e storico dell’arte Francesco Petrucci, conservatore di Palazzo Chigi; Paola Gianotti, direttrice dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, e Fabrizio Garzione, direttore del Centro ENEA di Frascati.
Sono intervenuti inoltre: Luca Attenni, direttore del Museo Diffuso di Lanuvio; Nando Gabbarini, maestro infioratore di Genzano; Salvatore Aricò, attore e regista; l’attore e autore teatrale Giacomo Zito e Massimiliano Valenti, archeologo e coordinatore scientifico della rete museale Museum grand tour.
Il Comitato non vuole essere soltanto un riconoscimento simbolico. La presenza di competenze ed esperienze provenienti da mondi diversi può contribuire a rafforzare la candidatura, a promuoverla anche fuori dai confini regionali e a dare maggiore visibilità a un patrimonio che spesso non è conosciuto quanto meriterebbe.
La presentazione di Palazzo Chigi segna una nuova tappa del percorso avviato dal Consorzio Sistema Castelli Romani insieme ai 17 Comuni. Dopo la presentazione del dossier Castelli Romani | Castelli Domani, il 22 settembre a Villa Falconieri di Frascati, l’obiettivo è allargare ulteriormente la partecipazione, coinvolgendo istituzioni, associazioni, scuole, operatori culturali e cittadini.
È proprio su questo terreno che si giocherà una parte importante della sfida. La ricchezza dei Castelli Romani è evidente, ma per trasformarla in un progetto convincente occorre mettere in rete le tante risorse disponibili, costruire itinerari comuni, promuovere le eccellenze meno conosciute e fare in modo che la cultura diventi un elemento di crescita per l’intero territorio.
La candidatura a Capitale italiana della Cultura 2029, dunque, non dovrebbe essere considerata soltanto una competizione per ottenere un titolo prestigioso. È anche un’opportunità per consolidare un’identità territoriale condivisa, valorizzare ciò che già esiste e creare nuove occasioni di sviluppo culturale, sociale ed economico.
Il risultato della selezione sarà importante, ma non esaurisce il significato di questo percorso. La vera sfida è fare in modo che il lavoro avviato produca risultati duraturi, rafforzando la collaborazione tra i Comuni e rendendo il patrimonio dei Castelli Romani sempre più accessibile e conosciuto.
Le sale di Palazzo Chigi, con le loro testimonianze del Barocco romano, raccontano già una parte significativa di questa storia. Ora spetta al territorio riuscire a trasformare tanta ricchezza in un progetto comune, capace di parlare all’Italia e al mondo. Perché i Castelli Romani non devono inventarsi un’identità culturale: devono riconoscere quella che possiedono, valorizzarla e imparare a presentarla insieme.
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