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Home » Notizie » Politica » Fine vita, Forza Italia rimescola le carte. Pd: torniamo indietro di dieci anni

Fine vita, Forza Italia rimescola le carte. Pd: torniamo indietro di dieci anni

RedazioneRedazione29/03/2024 ore 08:044 Mins Read Politica
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Arriva sui banchi delle Camere un disegno di legge presentato da Forza Italia a proposito del Fine vita. Il nuovo testo è un surrogato della maggioranza, mandato in ritardo a fare le veci dei membri del governo che non hanno partecipato alla riunione congiunta delle commissioni Giustizia e Sanità del Senato fissata per incardinare i quattro ddl depositati dalle opposizioni in linea con le sollecitazioni della Corte costituzionale. A causa della “improvvisa indisposizione dell’esecutivo” a partecipare alla riunione, la seduta è stata sconvocata. L’incardinamento, messo in stand-by.

Il nuovo ddl, firmato dai senatori Adriano Paroli e Pierantonio Zanettin e dal capogruppo Maurizio Gasparri, fa carta straccia dei punti fermi accumulati negli anni sul Fine vita. “Un modo per far fare un balzo indietro di dieci anni”, ha commentato Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia, già firmatario del disegno di legge che rende applicativa la sentenza della Consulta del 2019 sul caso Cappato/Dj Fabo circa la depenalizzazione di alcuni casi estremi di aiuto al suicidio.

Il ddl, spuntato a Palazzo Madama poco dopo la sconvocazione della riunione, si pone l’obiettivo, come si legge nel testo, di “offrire un seguito alle indicazioni della Consulta, evitando comunque la loro trasposizione in norme eutanasiche”. Nello specifico, prevede una riduzione della pena – da sei mesi a due anni, anziché da cinque a dodici anni – per chi, mosso da “grave turbamento determinato dalla sofferenza altrui”, aiuta al suicidio un proprio convivente stabile affetto da patologia irreversibile e tenuto in vita da “strumenti di sostegno vitale”. Questo vale solo per i conviventi: in tutti gli altri casi, niente attenuazione della pena.

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Modificata anche la legge sul testamento biologico: l’idratazione e l’alimentazione, anche artificiali, non sono più considerati trattamenti sanitari, perciò non vi si può rinunciare in nessun caso. Viene infine introdotta la disciplina dell’obiezione di coscienza per il medico e per il personale sanitario e per le strutture private. “Hanno facoltà di presentare dichiarazione di obiezione di coscienza nei confronti della presente legge” nelle ipotesi in cui essa entri in conflitto con “la deontologia professionale o con le buone pratiche socio-assistenziali”.

La risposta del PD

La risposta del Pd è un grido all’ostruzionismo della maggioranza: “Un fatto gravissimo, nel metodo e nel merito. Uno schiaffo alle famiglie che attendono una vera legge e alle prerogative delle opposizioni e del Parlamento”.

Passi indietro da gigante, un vuoto legislativo che non fa che allargarsi. Le regioni, i singoli giudici, provano a riempirlo, muovendosi in ordine sparso. Solo pochi giorni prima, il presidente della Corte costituzionale Augusto Antonio Barbera aveva espresso il suo rammarico per l’inerzia del legislatore. Un mancato intervento che obbliga la Corte “a procedere con una propria e autonoma soluzione”.

La legge dovrebbe seguire le linee guida date dalla Corte costituzionale regolamentando quanto già stabilito con la sentenza Cappato: il diritto di ogni cittadino di scegliere se morire, in presenza dei quattro requisiti di patologia irreversibile, trattamenti di sostegno vitale, sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili. Il testo presentato da Forza Italia, invece, “ignora completamente le indicazioni della Corte Costituzionale, fa come se la sentenza della Consulta non ci fosse mai stata”, ha commentato ancora Bazoli. “E fa fare dei passi indietro al nostro ordinamento rispetto alle legge del 2017, che introduceva il tema dell’alleanza paziente-medico, sulle Dat e la sedazione palliativa profonda. È evidente che c’è un problema politico.”

Per incardinare un provvimento è necessaria la presenza di un qualsiasi sottosegretario. Invece nessuno, nemmeno un esponente dell’esecutivo si è reso disponibile a partecipare alla riunione. Anche Sandra Zampa, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, ha commentato l’assenza del governo con assoluto sconcerto. “Sorprendente e inspiegabile che, a pochi minuti dall’inizio della seduta, siano state sconvocate le commissioni riunite per l’esame della legge sul fine vita. L’improvvisa indisponibilità del governo non è accettabile. Bastava un sottosegretario privo di delega specifica.” Un atteggiamento ostruzionistico, secondo il Pd, quello della maggioranza. Tra l’altro su un tema così importante sul quale il Parlamento è in grave ritardo.

Articolo tratto da Ore12

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