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Home » Notizie » Politica » Esteri » Il pugno di Trump. Analisi di una vittoria certa e di una crisi senza fine.

Il pugno di Trump. Analisi di una vittoria certa e di una crisi senza fine.

RedazioneRedazione14/07/2024 ore 17:404 Mins Read Esteri
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Trump è solo l’ultimo dei Presidenti ed ex ad aver subito un attentato.

Quattro infatti furono assassinati mentre erano in carica. Abraham Lincoln, ucciso nel 1865; James Garfield fu colpito da un colpo di arma da fuoco in una stazione ferroviaria a Washington nel 1881 e morì per le ferite due mesi e mezzo dopo; William McKinley, assassinato nel 1901 da un anarchico a Buffalo; John F. Kennedy, nel 1963 a Dallas, in Texas, mentre viaggiava a bordo di un corteo di automobili.

Tre presidenti rimasero feriti ma sopravvissero ai tentativi di assassinio, sia durante che dopo il loro mandato.

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Ronald Reagan fu colpito nel 1981 fuori dall’Hilton Hotel di Washington, ma sopravvisse all’attacco; il Presidente Gerald Ford sopravvisse a due attentati alla sua vita in meno di tre settimane nel 1975 senza riportare ferite. Theodore Roosevelt fu colpito al petto nel 1912 mentre era in campagna elettorale a Milwaukee e sopravvisse.

Il Paese al mondo che più ama le armi non è quindi a digiuno da eventi delittuosi di questo tipo.

Come Spunta, abbiamo analizzato alcune dichiarazioni dopo l’attentato a Trump e alcuni eventi delittuosi degli ultimi anni.

Steve Kerr contro la cultura delle armi dilagante negli USA

La dichiarazione più politica, dopo l’attentato a Donald Trump, l’ha rilasciata il coach di basket dei Golden State Warriors e della Nazionale Olimpica, Steve Kerr. Per l’allenatore più visionario del basket americano, quella di oggi “è una giornata demoralizzante per il Paese perché è un altro esempio non solo della divisione politica, ma anche della cultura delle armi. Un ventenne con un AR-15 che cerca di sparare all’ex presidente.”

Kerr è ben conscio della situazione esplosiva negli USA e ha chiosato riconoscendo quanto sia “spaventoso pensare a dove questo porterà, a causa dei problemi che già esistono nel paese.”

Le prese di posizione dopo l’attentato

L’attentato a Trump dimostra anche la profonda crisi degli Stati Uniti e un’instabilità politica con divisioni profonde tra gli schieramenti. Un Paese in forte crisi interna che mostra muscoli fuori dai propri confini.

Molti esponenti repubblicani sono intervenuti accusando esplicitamente i democratici di aver costruito un clima d’odio che rischia di sfociare nella violenza.

Il senatore dell’Ohio James David Vance ha detto che la retorica di Biden di definire “Trump un fascista che va fermato ad ogni costo ha portato direttamente al tentato assassinio.”

La senatrice Marsha Blackburn del Tennessee ha twittato che “Solo pochi giorni fa, Biden ha detto: ‘È ora di mettere Trump nel centro del bersaglio’. Oggi c’è stato un tentativo di omicidio contro il presidente Trump.”

Le accuse sono esplicite e dirette all’attuale Presidente americano.

La riconferma di Biden appare ora un miraggio

Biden ha preso subito una netta posizione. Ma sembra chiaro che questo attentato abbia cambiato totalmente le carte in tavola. Il Presidente uscente era già in forte difficoltà per le innumerevoli gaffe e per la poca lucidità dimostrata negli appuntamenti pubblici. Ora sembra praticamente impossibile battere Trump ed un cambio di candidato in corsa è assai più remoto rispetto solo a pochi giorni fa.

Gli adepti di Trump, già prima dell’attentato, ritenevano il proprio candidato un perseguitato politico. Ora quelle teorie complottiste hanno basi reali su cui fondarsi.

Gli analisti più accreditati dicono che quel pugno alzato da Trump sarà il simbolo della campagna elettorale.

La violenza politica dilagante negli Stati Uniti

Resta un dato però. Gli Stati Uniti sono un Paese in cui la violenza, anche politica, ha raggiunto livelli indescrivibili e molto difficili da comprendere per chi vive in Europa. Solo negli ultimi anni sono avvenuti dei fatti sconcertanti. Il marito dell’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi fu aggredito a martellate nel tentativo di prendere in ostaggio la nota esponente politica. Il leader della maggioranza della Camera Steve Scalise fu quasi ucciso durante una sparatoria di massa nel 2017. Infine, il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh fu minacciato, rischiando di subire un attentato.

Le autorità hanno analizzato un aumento considerevole di minacce a funzionari, giudici e politici.

Questi esempi fanno ben capire il vulcano sotterraneo pronto ad esplodere negli USA, con una mancanza di fiducia sempre maggiore per le istituzioni.

Un odio sociale che, unito alla facilità di reperire un’arma, dovrebbe far riflettere sulle condizioni in cui versano gli Stati Uniti.

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Redazione

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