A Latina non si guida più, si sopravvive. Chiamarle “buche” è ormai un eufemismo gentile che offende l’intelligenza di chi, ogni giorno, rischia l’osso del collo o lo stipendio dal meccanico. Quelle che punteggiano le nostre strade sono ferite aperte su un tessuto urbano che sembra essere stato dimenticato dal comune.





Chi vive Latina sa che alcune strade non sono più semplici vie di comunicazione, ma prove di riflessi.
–La litoranea: un classico del brivido, dove l’asfalto sembra mangiato dalla salsedine e dal tempo.
–I collegamenti con i Borghi: qui le buche -diventano crateri, spesso nascosti dall’oscurità o dai bordi della carreggiata che cedono.
–Il centro: anche dove il limite è basso, il “saltello” sul tombino sprofondato è ormai un rito di passaggio obbligatorio.
Tra pneumatici tagliati, cerchioni deformati e spospensioni precoci, la sicurezza stradale si trasforma ogni giorno di più in un lusso per il cittadino. È un trasferimento di ricchezza forzato dalle tasche delle famiglie a quelle dei gommisti, causato esclusivamente dall’incuria di chi dovrebbe garantire una viabilità dignitosa. La città di Latina sta diventando un percorso a ostacoli dinamico che logora i nervi. Non si tratta più di sfortuna, ma di un’architettura urbana che sembra fatta di cartapesta, dove l’asfalto si sbriciola sotto i piedi dei residenti come se fosse crosta di pane secco.
Il paradosso della pioggia
Il vero dramma esplode quando il cielo si fa grigio. Con la pioggia, la città cambia volto e rivela tutta la sua fragilità: L’inganno dell’acqua: Le voragini si riempiono, diventando specchi d’acqua perfettamente livellati. Quella che sembra una pozzanghera innocua si rivela un cratere profondo dieci centimetri che non lascia scampo a chi ci finisce dentro.
La beffa del rattoppo: Qui scatta il paradosso tutto latinense. Quando una buca viene finalmente “riattappata”, spesso lo si fa con la logica del risparmio estremo. Una manciata di asfalto a freddo gettata nel fango e schiacciata alla meglio. Il risultato? Alla pioggia successiva, l’asfalto precario viene letteralmente “sputato fuori” dal passaggio delle auto. La sfida riparte da zero: la buca riapre nello stesso identico punto, più profonda di prima, come se il lavoro non fosse mai stato fatto.
“Il tempo dei rattoppi che saltano alla prima pioggia è scaduto: i cittadini non chiedono miracoli, ma solo strade che non sembrino crateri. È ora di smetterla di gettare asfalto nel fango e iniziare a restituire a Latina la dignità che merita.”




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