Tiene ancora banco la vicenda del maxi risarcimento che la Regione Lazio deve riconoscere al Gruppo San Raffaele. Uno schema di delibera articolata dall’assessorato regionale è stata redatta per riconoscere il debito fuori bilancio scaturito a seguito della sentenza del Consiglio di Stato, che ha condannato la Regione Lazio al pagamento di un maxi risarcimento da 83 milioni di euro, al gruppo che fa capo alla famiglia Angelucci.
Nelle delibera vegono citate le strutture oggetto del risarcimento e per il quale la Regione ha predisposto lo schewma di delibera del debtio fuori bilancio. Queste le strutture inserite nello schema di delibera. Montecompatri e trasferimenti da Nomentana e Villa dei Fiori. Dal 26 agosto 2011 al rilascio del DCA n. 108 del 24 novembre 2011, per gli adempimenti di riconversione conclusi.
Cassino e posti di medicina per il nuovo assetto, dal 26 agosto 2011 al DCA n. 181/2012; per i posti di medicina, successiva conferma dell’accreditamento provvisorio con DCA n. 127/2017, dopo il contenzioso definito dalla sentenza n. 653/2017.
Pisana e risonanza magnetica. Per autorizzazione e accreditamento, dal 26 agosto 2011 al DCA n. 525/2013; per la RMN, adempimento con DCA n. 572/2015. Portuense dal 26 agosto 2011 al DCA n. 107/2016 per i titoli da rilasciare in attuazione dell’accordo.
Rocca di Papa e hospice Dal 26 agosto 2011 al DCA n. 393/2016 per i titoli ivi rilasciati; per l’hospice, accreditamento inizialmente provvisorio, con superamento di tale condizione mediante DCA n. 121/2018.
Pisana e riabilitazione ambulatoriale. Adempimenti ulteriori rispetto all’assetto ricostruito nel 2018, conclusi con DCA n. U00054/2019: accreditamento definitivo di 100 trattamenti e autorizzazione e accreditamento di altri 50 trattamenti giornalieri.
Cassino e centro ambulatoriale Autorizzazione con determinazione n. G01796 del 22 febbraio 2021, rettificata dalla n. G04157 del 15 aprile 2021; accreditamento con DGR n. 251/2022.
Sabaudia e ulteriori riconversioni RSA. Accreditamento di Sabaudia con DCA n. U00191 del 6 giugno 2014. Il paragrafo 12.3 richiama anche l’attuazione della riconversione dei 51 posti letto presso più presidi: per tali poste vanno acquisite le singole date di conclusione e verificati i corrispondenti obblighi.
Il contenzioso oggetto della sentenza, riguardava la riorganizzazione sanitaria regionale avviata dalla ex presidente Renata Polverini con il famoso decreto 80. Questo decreto è il provvedimento più celebre e impattante della gestione Polverini, volto alla riorganizzazione della Rete Ospedaliera Regionale. I punti chiave prevedevano:
Taglio e rimodulazione dei posti letto per acuti: Riduzione di circa 2.500 posti letto per acuti, in parte riconvertiti in posti di degenza riabilitativa, lungodegenza o strutture residenziali come le RSA
Riconversione di 24 ospedali pubblici: Trasformati in “ospedali di territorio” o strutture a bassa intensità di cure (attività specialistica ambulatoriale e degenze infermieristiche).
Chiusura di presidi minori: Dismissione delle strutture considerate non efficienti o sotto i requisiti minimi di sicurezza.
Un provvedimento necessario reso possibile tramite DCA (Decreti del Commissario ad Acta) sotto la presidenza di Renata Polverini (nominata Commissario nel 2010) per attuare il Piano di Rientro dal disavanzo finanziario. L’obiettivo centrale era il risanamento dei conti e il taglio degli sprechi attraverso una profonda ristrutturazione della rete ospedaliera e territoriale.
Tale decreto ebbe anche un impatto sull’accreditamento dei posti letto delle strutture del gruppo San Raffaele, tanto che la struttura di Velletri venne chiusa e i posti letto ridistribuiti nelle strutture di Monte Compatri. La struttura di Velletri è ancora oggi chiusa, ed è stata oggetto di diverse inchieste e di esposti al TAR, tra cui la vicenda dell’abuso edilizio che comportò il pronunciamento della Corte di Cassazione al riguardo.
Da questa riorganizzazione parte il lunghissimo contenzioso che la Regione aveva sempre contrastato in sede legale, fino ad arrivare all’ultima sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto al gruppo della famiglia Angelucci il risarcimento monstre da 83 milioni di euro, che ha aperto una discussione politica molto accesa, con accuse ed esposti alla magistratura sia da parte del Presidente Francesco Rocca sia dell’ex assessore alla sanità Alessio D’amato.
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