Genzano di Roma, presidio storico della sinistra nei Castelli Romani, ha eletto per la prima volta un sindaco di centrodestra. Fabio Papalia entra a Palazzo comunale da sindaco e con lui si chiude un’epoca.
Non è solo una sconfitta elettorale. È la caduta dell’ultimo bastione in un territorio che, nel giro di pochi anni, è diventato una mappa completamente rossa. Ma nel senso opposto a quello in cui la sinistra avrebbe voluto. I Castelli Romani sono oggi a trazione interamente centrodestra. Una disfatta silenziosa, consumata elezione dopo elezione, che ha radici profonde e che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare davvero.

La destra ha costruito
Il centrodestra nei Castelli Romani non ha vinto per caso. Ha lavorato sul territorio con metodo e continuità, potendo contare su una rete di riferimenti politici solidi e riconoscibili: Giancarlo Righini, assessore regionale, Marco Silvestroni, senatore, Andrea Volpi, sindaco di Lanuvio e deputato, solo per citare i politici più rappresentativi. Figure che hanno tenuto il filo con i cittadini, presenti nelle questioni concrete, dai fondi regionali alle infrastrutture locali. Una classe dirigente che non si è dispersa e che ha saputo radicarsi. Papalia non ha desistito e piano, piano e con costanza ha costruito l’alternativa che oggi lo elegge sindaco di Genzano.
A sinistra, invece, nessun investimento equivalente nel capitale umano politico. Nessun ricambio generazionale programmato, nessuna visione condivisa oltre la gestione dell’esistente. E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Le ragioni di un’ecatombe
La débâcle della sinistra nei Castelli Romani non si spiega con un solo fattore. C’è la questione del termovalorizzatore, che ha spaccato mondi e alleanze. C’è la classe dirigente provinciale e regionale che ha abbandonato il territorio, incapace, o poco interessata, a costruire un’alternativa credibile fuori dai propri circuiti stretti. Ci sono le divisioni ataviche tra correnti, famiglie politiche, personalismi che si trascinano da decenni. E c’è, soprattutto, l’incapacità di costruire una nuova generazione di amministratori all’altezza della sfida.
Sarebbe comodo liquidare la sconfitta di Genzano come una vicenda tutta locale. Ma non è così. Quello che è successo nella città dell’Infiorata riflette una crisi più ampia, che abbraccia l’intera area dei Castelli Romani: un territorio progressivamente abbandonato dalla dirigenza politica provinciale e regionale del centrosinistra, lasciato senza investimenti in capitale umano, senza progetto, senza visione. Genzano è la sintesi più dolorosa di un fallimento collettivo.

Il cortocircuito del ballottaggio: antifascismo come coperta di Linus
Al primo turno, tra i candidati in campo c’era anche Giulia Brizzarelli. Quando Zoccolotti si è rifiutato di fare l’apparentamento, Brizzarelli ha scelto di non dare indicazioni di voto ai propri elettori. Una ferita aperta, che ha lasciato una fetta di elettorato di centrosinistra senza una bussola al momento decisivo.
In questo quadro già compromesso, la campagna elettorale di Zoccolotti per il ballottaggio si è progressivamente ripiegata su sé stessa: poche idee sui prossimi cinque anni, molte energie spese a difendere i cinque trascorsi, e un ricorso sempre più insistente al tema dell’antifascismo come argomento centrale. Un errore di lettura del momento. Alle elezioni amministrative i cittadini scelgono chi ritengono capace di rattoppare una strada, riaprire un teatro, tenere puliti i giardini. L’antifascismo è diventato quindi una coperta di Linus, sempre più corta, con cui coprire l’assenza di programma, ottenendo l’effetto opposto: irritare, stancare e allontana l’elettorato.
Gabbarini, le alleanze, il centrosinistra in pezzi
La frammentazione del centrosinistra genzanese ha avuto un ruolo concreto nell’esito del voto. Flavio Gabbarini ha scelto una strada diversa, contribuendo a disorientare una parte dell’elettorato tradizionale. Le motivazioni sono note agli addetti ai lavori, e le polemiche interne hanno finito per occupare lo spazio che avrebbe dovuto essere dedicato alla campagna vera. Il risultato è che il centrosinistra si è presentato alle urne già diviso, e i cittadini lo hanno percepito chiaramente.
Papalia ha vinto su programma e compostezza istituzionale
Fabio Papalia ha costruito questa vittoria con pazienza e con una campagna centrata sui problemi concreti della città: i contenitori storici chiusi, i giardini trascurati, le strade degradate. Ha intercettato una domanda di normalità e dignità urbana che il centrosinistra non era riuscito a soddisfare, almeno nella percezione diffusa.
Adesso arriva la parte difficile. Governare Genzano significa confrontarsi con la sua storia, con le sue tradizioni profonde, l’Infiorata, il senso civico, l’identità di una comunità che non si è mai sentita un comune qualunque. I cittadini gli hanno dato un mandato chiaro. Un mandato che Papalia da sindaco di Genzano dovrà onorare.
Per la sinistra si riparte da zero
Lo psicodramma post-elettorale che ciclicamente accompagna ogni sconfitta della sinistra non è una risposta. Questa volta serve qualcosa di più radicale: una riflessione onesta sulle cause strutturali di vent’anni di arretramento nei Castelli Romani, la volontà di fare i conti con i propri errori senza nascondersi dietro alle dinamiche locali, e il coraggio di costruire, senza scorciatoie, una nuova classe dirigente territoriale. Non è un lavoro per la prossima campagna elettorale. È un lavoro per il prossimo decennio. Se si ha davvero intenzione di ricominciare.
I dati dell’affluenza
Sono andati a votare il 53,97% degl iaventi diritto, contro il 61,63% del primo turno. 8 punti in meno in percentuale ma che sono bastati a Fabio Papalia per diventare sindaco di Genzano. Papalia vince con il 55% delle preferenze. Carlo Zoccolotti guiderà l’opposizione in consiglio comunale.





