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Home » Notizie » da non perdere » Per una nuova giustizia di comunità.  Spazi di parola e spazi di ascolto

Per una nuova giustizia di comunità.  Spazi di parola e spazi di ascolto

RedazioneRedazione18/03/2024 ore 14:066 Mins Read da non perdere Legale
un momento dell'incontro

“I portatori di spondé attraversarono il paese per annunciare l’armistizio e mettere in atto la pace, incruenta, mite, irrevocabile e nel contempo definitiva.” (Cfr. Walter Burkert, 2003)

I processi di pace e di mediazione si costruiscono sui territori.

Oggi più che mai è necessario diffondere una cultura di pace, rafforzare gli standard di cultura civica e concorrere al contenimento dell’allarme sociale tramite azioni concrete nell’ambito della prevenzione e della cooperazione.

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È con questo obiettivo che ha preso vita l’iniziativa “Dare voce alle Vittime”, l’incontro di approfondimento sulla giustizia riparativa che si è tenuto a Velletri il 17 marzo, grazie alla volontà della consigliera comunale Giulia Ciafrei con la preziosa collaborazione dell’associazione Spondè ed il supporto dell’associazione VOL.A.RE. (Volontari Assistenza Reclusi).

L’associazione Spondè, da anni attiva sui temi della giustizia riparativa e della mediazione, oltre alle azioni di promozione sociale e culturale e di formazione e orientamento, è operativa per l’attivazione di Centri di giustizia riparativa e Servizi di Ascolto e consulenza per le vittime.

È proprio a Velletri che potrebbe nascere un nuovo servizio di Ascolto e consulenza per le vittime, sul modello di quanto realizzato a Viterbo (A.Vi.Re – Sportello vittime di reato).

Presenti all’evento la Dott.ssa Maria Pia Giuffrida, responsabile scientifico dell’associazione Spondè, Fabrizio Giorcelli, Avvocato e consulente giuridico dello sportello AVIRE di Viterbo ed esperto del gruppo Abele di Torino, la Consigliera Comunale Giulia Ciafrei, l’associazione VOL.A.RE e tutti quei cittadini e cittadine desiderosi di approfondire questi temi così importanti per il benessere delle persone e delle comunità.

Dopo l’introduzione di Giulia Ciafrei, che ha evidenziato l’importanza di coinvolgere la comunità nel processo di riparazione non solo come destinataria ma anche come attore sociale nel percorso di pace

e di diffondere l’idea di una “nuova sicurezza” che non si può e non si deve cercare nella repressione, si è entrati nel dettaglio delle tematiche previste dall’evento:

“I Diritti delle persone vittime di reato ai sensi della direttiva di Strasburgo”

La Dott.ssa Maria Pia Giuffrida ha spiegato come la tradizionale concezione retributiva e/o riabilitativa della giustizia sia scarsamente efficace se non si valorizza la prospettiva riparativa che volge lo sguardo agli effetti che il crimine ha prodotto nella vittima e nella Comunità.

Da qui l’importanza di un modello di giustizia nel quale la vittima possa essere riconosciuta nella sua individualità e nella singolarità della sua storia.

La Giustizia riparativa – in quanto giustizia che “cura” anziché “punire” – è orientata prevalentemente al soddisfacimento dei bisogni delle vittime e della comunità in cui viene vissuta l’esperienza di vittimizzazione. Riparare non significa solo controbilanciare in termini economici il danno cagionato attraverso il reato. La riparazione ha una valenza molto più profonda e, soprattutto, uno spessore “etico” che la rende ben più complessa del mero risarcimento.

E’ in linea con la Direttiva di Strasburgo (2012/29/UE) che afferma che “Un reato non è solo un torto alla società ma anche una violazione dei diritti individuali delle vittime …”  e che richiama l’importanza di creare luoghi di ascolto e accoglienza per le vittima e la possibilità di ricorrere a “servizi di giustizia riparativa che possono essere di grande beneficio per le vittime, ma richiedono garanzie volte ad evitare la vittimizzazione secondaria e ripetuta, l’intimidazione e le ritorsioni” che si collocano i progetti e le attività dell’associazione.

Si è posta quindi l’attenzione sul fenomeno della cosiddetta “Vittimizzazione secondaria” – «vittimizzazione che non si verifica come diretta conseguenza dell’atto criminale, ma attraverso la risposta di istituzioni e individui alla vittima» – e sui concetti di vittime fragili e vulnerabilità dinamica.

Relativamente alla vittimizzazione secondaria, basti pensare, ad esempio, ai tanti casi in cui le donne che hanno subito violenza (una violenza che si potrebbe definire “primaria”) rivivono le condizioni traumatiche o subiscono altra violenza da parte di soggetti che non sono gli autori della violenza primaria. E le rivivono proprio nel momento in cui scelgono di parlarne o di cercare aiuto per uscirne (denunciando, ad esempio).

Gli interventi di giustizia riparativa offrono la possibilità alle vittime non solo di ottenere una riparazione, ma anche di sentirsi più sicure.

In linea con le direttive e le raccomandazioni del Consiglio d’Europa e delle Nazioni Unite, l’Associazione vuole quindi gettare un ponte tra due mondi:

  • Il mondo della vittima di un crimine, universo esistenziale permeato da un dolore “irreparabile”, e spesso caratterizzato dalla solitudine sin dall’evento che l’ha colpita
  • il mondo di chi ha commesso un crimine e la cui pena deve – in linea con il dettato costituzionale – alla rieducazione e al reinserimento sociale.

“Il diritto all’informazione giuridica”

L’avvocato Fabrizio Giorcelli ha illustrato le norme a cui fa riferimento il modello del Servizio di ascolto e consulenza per le vittime proposto da Spondé e gli obiettivi del servizio stesso:

Il modello generalista proposto da Spondé e già realizzato a Viterbo (A.Vi.Re – Sportello vittime di reato) fa riferimento alla Direttiva 2012/29/UE del 25 ottobre 2012 che definisce le norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, tra cui assicurare che le vittime di reati ricevano informazioni, sostegno e protezione appropriati e possano partecipare al procedimento penale in qualsiasi paese dell’UE il reato sia stato commesso e che siano riconosciute e trattate in modo rispettoso, sensibile e professionale a seconda delle loro necessità individuali e senz’alcuna discriminazione.

Il servizio offre:

  • accoglienza e ascolto privilegiato
  • informazioni, consigli e aiuto in materia di diritti delle vittime
  • sostegno emotivo e psicologico
  • accompagnamento sociale
  • orientamento verso altri servizi professionali
  • la presa in carico globale e pluridisciplinare

a tutti coloro che si sentono e/o sono vittime di un reato, indipendentemente dal fatto che essi abbiano presentato una denuncia o che esista un procedimento giudiziario.

Il servizio si rivolge a: soggetti minori e adulti, uomini e donne, italiani e stranieri, assicurando la gratuità delle prestazioni, la confidenzialità, il rispetto per l’autonomia della vittima ed il lavoro di rete con i servizi e le Istituzioni pubbliche presenti sul territorio.

Si è ribadita quindi l’importante esigenza di restituire la parola alla vittima, incentivando la capacità della persona ad esprimere i propri bisogni, ad esternare le proprie emozioni, ad essere attore delle proprie scelte.

È bene sottolineare infine che la giustizia riparativa e le sue pratiche riguardano non solo reati e giustizia penale, ma si applicano, anche in ottica preventiva, nei diversi contesti della nostra vita dove possono insorgere conflitti, per ristabilire un clima relazionale basato sul rispetto e per garantire sicurezza, costruzione della pace, istruzione, sviluppo sociale, sostegno familiare, diritti e benessere di bambine e bambini ed in sostanza della comunità tutta.

E in quest’ottica che tutti i partecipanti presenti all’evento intendono portare avanti questo discorso, impegnandosi a diffondere una cultura di pace, di rispetto e di solidarietà e a portare avanti il progetto del Servizio di ascolto e consulenza per le vittime con Spondé, VOL.A.RE. (Volontari Assistenza Reclusi) e tutte le associazioni presenti sul territorio che intendano aderire a questo progetto.

contributo di Alessandra Fazi

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Redazione

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