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Home » Notizie » Prima pagina » No al riarmo, protesta contro gli impianti ad Anagni e Colleferro

No al riarmo, protesta contro gli impianti ad Anagni e Colleferro

RedazioneRedazione14/04/2025 ore 07:153 Mins Read Economia Prima pagina
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La partecipazione degli stabilimenti di Anagni e Colleferro al progetto europeo ReArm Europe, finalizzato al potenziamento della produzione bellica, ha acceso un forte dibattito sul riarmo e sulle sue conseguenze. Il tema del riarmo ad Anagni e Colleferro, inserito nel più ampio contesto del conflitto russo-ucraino, preoccupa cittadini, attivisti e realtà politiche.

Il contesto del riarmo e l’allarme dei cittadini

In un’Europa attraversata dai venti di guerra e da una corsa al riarmo senza precedenti, il coinvolgimento degli stabilimenti industriali di Anagni e Colleferro nel progetto ReArm Europe ha sollevato un’ondata di preoccupazione. A destare allarme è soprattutto il ruolo attivo che il territorio sta assumendo nella produzione di armamenti, con l’attivazione di nuovi impianti destinati alla fabbricazione di esplosivi e componenti bellici.

L’incontro promosso da Potere al Popolo

Su questo scenario è intervenuta Potere al Popolo, che ha organizzato un incontro pubblico nella sede dell’ARCI di via Stefanini a Roma. Numerosi cittadini, attivisti e rappresentanti di movimenti sociali hanno espresso la loro ferma opposizione al riarmo ad Anagni e Colleferro, ritenendo che la risposta al conflitto in corso non possa passare per un aumento delle spese militari ma debba trovare soluzioni politiche, diplomatiche e sociali.

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La denuncia: fondi pubblici per produrre armi

Durante l’incontro, è stata denunciata la destinazione di fondi pubblici europei – in particolare 41 milioni di euro stanziati nel 2023 – per sostenere la produzione di armamenti nei due poli industriali laziali. Si tratta, secondo i partecipanti, di una scelta che sottrae risorse fondamentali a settori cruciali come la sanità, l’istruzione e il sostegno alle fasce più fragili della popolazione.

Un pericolo per il territorio

La crescita della produzione militare porta con sé, secondo Potere al Popolo, una serie di rischi: dall’inquinamento ambientale al possibile aumento della vulnerabilità del territorio, che potrebbe trasformarsi in un potenziale obiettivo strategico in caso di escalation bellica. Il riarmo ad Anagni e Colleferro, sostengono gli attivisti, non porterà benessere, ma solo instabilità, pericoli e un carico morale difficile da sostenere.

La mobilitazione continua

«Possiamo fare la differenza» – è stato il messaggio conclusivo lanciato da Potere al Popolo – «Fermiamo sui territori questa deriva bellicista, diciamo no ai produttori di morte e al profitto costruito sulla distruzione». Il movimento ha rilanciato la mobilitazione, invitando alla partecipazione alla manifestazione del 25 aprile, organizzata come sempre dall’ANPI, con appuntamento alle ore 10 a Largo Bompiani, per un corteo che raggiungerà Porta San Paolo nel segno dell’antifascismo e della pace.

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