Otto mesi dopo la deflagrazione che squarciò la notte di Torvaianica, gli investigatori hanno messo un nome e un volto sugli uomini che fabbricarono e piazzarono la bomba davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. All’alba di questa mattina i carabinieri del Comando provinciale di Roma, con il supporto dei reparti di Napoli e Avellino, hanno eseguito quattro misure cautelari — tre in carcere e una ai domiciliari — emesse dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
A finire in manette sono Antonio Passariello, residente a Cicciano nel Napoletano, insieme a Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti dell’Avellinese. Hanno precedenti alle spalle e rispondono, a vario titolo, di detenzione e uso di esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso e dell’aver agito in più di cinque persone. La Procura aveva ipotizzato anche la strage, contestazione che però il giudice non ha riconosciuto nell’ordinanza.
La notte del 16 ottobre
L’attentato a Ranucci risale alla sera del 16 ottobre 2025., quando un ordigno venne fatto esplodere davanti al cancello della casa del giornalista, a Campo Ascolano in località Torvaianica, frazione di Pomezia: la deflagrazione distrusse le due automobili del conduttore parcheggiate in strada e lesionò il muro di cinta. A pochi metri c’erano abitazioni. Secondo gli inquirenti l’esplosione, avvenuta in pieno contesto urbano, mise seriamente a rischio l’incolumità pubblica.
La carica, hanno accertato gli artificieri e il Ris dei carabinieri, era composta da gelatina da cava: un esplosivo ormai datato ma capace di un effetto dirompente notevole, la cui disponibilità — annotano gli investigatori — fa pensare a un canale di rifornimento illegale tutto da ricostruire.
La Fiat 500 X e i telefoni che parlano
A inchiodare il commando sono stati soprattutto le immagini e i tabulati. Una telecamera sulla statale 148 Pontina, a parecchi chilometri dal luogo dell’esplosione, ha intercettato una Fiat 500 X noleggiata in Campania, permettendo di seguirne il viaggio verso il litorale romano e il rientro rapidissimo nelle ore subito successive all’attentato. L’incrocio con i dati delle celle telefoniche ha fatto il resto: il movimento dei cellulari in uso al gruppo ricalca alla perfezione il tragitto dell’auto, sia la sera del colpo sia nei giorni precedenti, quando — emerge dall’inchiesta — tre degli indagati effettuarono un sopralluogo a circa una settimana di distanza. La sera dell’attentato, invece, in due materialmente trasportarono e innescarono l’ordigno.
“La bomba l’ho messa io”
Per gli inquirenti il movente dell’attentato a Ranucci a Torvaianica è chiaro: un lavoro su commissione. Il gruppo avrebbe agito come “favore” e dietro un compenso di alcune migliaia di euro, su mandato di terzi al momento senza nome. A coprire gli esecutori, sempre secondo l’accusa, ci sarebbe stata una regia attenta: fondi, schede telefoniche dedicate, copertura legale e perfino l’ipotesi di una fuga all’estero. Gli stessi indagati avrebbero poi provato a depistare le indagini, bonificando gli ambienti alla ricerca di microspie, distruggendo le sim e accordandosi su versioni difensive improntate all’omertà per non far emergere il loro ruolo e proteggere i committenti.
A pesare, nelle oltre cento pagine dell’ordinanza, anche le intercettazioni. In una conversazione uno degli arrestati si vanta del gesto — la bomba sono andato a mettere là — e altrove ammette di essersi mosso solo dopo essere stato contattato da qualcuno in vista della “trasferta” romana.
Caccia ai mandanti dell’attentato a Ranucci a Torvaianica
Le indagini non si fermano: insieme agli arresti sono scattate diverse perquisizioni nei confronti di altre persone, sospettate di aver fornito l’esplosivo e garantito l’appoggio logistico al gruppo. L’obiettivo, ora, è risalire la catena fino a chi ha ordinato l’attentato.
Raggiunto telefonicamente da Agorà Estate su Rai 3, Ranucci ha ringraziato il Nucleo investigativo dei carabinieri e il magistrato Carlo Villani ( N.d.R: a luglio diventerà il nuovo Procuratore Capo della procura di Velletri), ricordando che gli era stata promessa la chiusura delle indagini. Poi lo sguardo in avanti: ora, ha detto in sostanza il conduttore di Report, bisognerà capire i dettagli dell’intera vicenda e verificare se dietro gli esecutori ci siano altri livelli.
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