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LSU-LPU, 30 anni di precariato: a Villa Santo Stefano l’UGL chiede il full-time per tutti

Di Eugenio Siracusa • • Economia

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VILLA SANTO STEFANO – Trent’anni di lavoro negli Enti locali, di precarietà, stabilizzazioni e battaglie sindacali, ma anche di diritti ancora da riconoscere. La vertenza LSU-LPU nel Lazio torna al centro del confronto con l’iniziativa promossa dalla UGL Autonomie di Frosinone a Villa Santo Stefano. L’obiettivo è rilanciare le richieste dei lavoratori che, dopo essere stati stabilizzati, in molti casi continuano a prestare servizio con contratti part-time e rischiano di arrivare alla pensione con assegni insufficienti. Le richieste del sindacato sono chiare: trasformazione dei rapporti di lavoro in full-time, riconoscimento della contribuzione previdenziale e maggiori tutele per chi ha dedicato decenni al funzionamento delle amministrazioni comunali.

LSU-LPU, da precari a dipendenti comunali: trent’anni di storia

L’incontro, intitolato “30 anni dai progetti LSU-LPU. L’evoluzione del lavoro negli Enti locali: da precari a dipendenti di ruolo”, ha ripercorso le principali tappe di una vicenda che ha coinvolto migliaia di lavoratori e numerosi Comuni del territorio. Dalla stagione della flessibilità legata alla legge Treu fino ai successivi percorsi di stabilizzazione, il confronto ha messo in evidenza il ruolo svolto da questi lavoratori nella gestione dei servizi pubblici locali.

A ricordarlo è stata Antonella Pulciani, segretaria provinciale UGL Autonomie, che ha sottolineato l’impegno del sindacato nelle mobilitazioni e nelle procedure che hanno accompagnato il passaggio dal precariato al lavoro dipendente, soprattutto tra il 2008 e il 2009.

«Abbiamo voluto organizzare questa giornata per ricordare un percorso che ha segnato la vita di tanti lavoratori. L’UGL è stato uno dei sindacati fondamentali nella fase di stabilizzazione e nel riconoscimento del passaggio da lavoratori precari, che per anni non avevano certezze sul proprio futuro, a dipendenti di ruolo», ha spiegato Pulciani.

Nel corso degli anni queste professionalità sono state impiegate in numerosi settori della macchina amministrativa: dagli uffici comunali alla raccolta differenziata, dai servizi scuolabus e mensa ai servizi sociali e alla persona, fino ad alcuni ambiti della polizia locale.

Un contributo che, secondo la rappresentante sindacale, ha permesso a molti enti di continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini, costruendo un patrimonio di competenze ed esperienza.

Contratti part-time, l’UGL chiede il passaggio al tempo pieno

Tra le questioni ancora aperte c’è soprattutto quella degli orari di lavoro. Nonostante le stabilizzazioni, diversi dipendenti ex LSU-LPU continuano a essere impiegati con contratti part-time, in alcuni casi limitati a 18 ore settimanali. Una condizione che il sindacato considera non più sostenibile, soprattutto alla luce degli anni di servizio prestati e delle responsabilità assunte all’interno degli enti.

«Come UGL Autonomie continuiamo a lavorare su questioni che restano aperte. Una riguarda i contributi figurativi riconosciuti ai lavoratori, che non sono stati monetizzati e che incidono sul loro percorso previdenziale. Un’altra riguarda i contratti part-time», ha dichiarato Pulciani, ribadendo la richiesta di ampliare gli orari di lavoro.

Il tema è stato ripreso anche da Gianvincenzo Benito Petrassi, componente della Segreteria nazionale UGL Autonomie e responsabile del Dipartimento Lavoro. «Oggi siamo qui a sostenere gli ex LSU e LPU della Regione Lazio, una categoria che porta avanti da trent’anni una vertenza ancora irrisolta. Molti di questi lavoratori sono stati stabilizzati, ma continuano a lavorare part-time. Noi chiediamo che tutti i rapporti vengano trasformati in full-time», ha affermato.

Per il sindacato, l’aumento delle ore contrattuali rappresenterebbe un passaggio necessario per garantire retribuzioni adeguate e condizioni economiche più sostenibili.

Il nodo delle pensioni e dei contributi previdenziali

Accanto al superamento del part-time, l’altra grande questione riguarda il futuro previdenziale dei lavoratori. Anni di precarietà e retribuzioni ridotte rischiano infatti di tradursi in assegni pensionistici particolarmente bassi.

Petrassi ha evidenziato come molti ex LSU-LPU abbiano garantito servizi fondamentali alle comunità locali senza poter contare, per una parte significativa della propria carriera, su condizioni economiche e contributive adeguate.

«Queste persone hanno garantito servizi ai cittadini per decenni, ma rischiano di arrivare al pensionamento con assegni molto bassi. È una situazione che riteniamo inaccettabile e per la quale chiediamo interventi concreti», ha dichiarato.

La UGL Autonomie ha riferito di aver già avviato interlocuzioni con il Ministero del Lavoro e con rappresentanti parlamentari per portare all’attenzione delle istituzioni le criticità della categoria. L’obiettivo è ottenere risposte in tempi brevi, intervenendo sia sulla trasformazione dei contratti sia sul riconoscimento dei percorsi contributivi.

Villa Santo Stefano, il sindaco Petrilli: «Professionalità da valorizzare»

La scelta di Villa Santo Stefano per ospitare l’iniziativa non è casuale. Il Comune rappresenta una delle realtà coinvolte nel percorso di stabilizzazione degli ex LSU-LPU e ha inserito nel tempo un numero significativo di lavoratori all’interno della propria organizzazione amministrativa.

Il sindaco Paolo Petrilli ha espresso il sostegno dell’amministrazione comunale all’iniziativa, ringraziando Antonella Pulciani per il coordinamento dell’appuntamento. «Nel corso degli anni abbiamo stabilizzato un numero importante di lavoratori e abbiamo cercato di inserirli sempre di più nell’organizzazione e nelle attività dell’amministrazione. Sono risorse importanti, che hanno maturato esperienza e competenze e che continuiamo a impegnarci a valorizzare», ha dichiarato il primo cittadino.

Dopo trent’anni la vertenza LSU-LPU resta aperta

L’iniziativa di Villa Santo Stefano ha riportato al centro una questione che riguarda non soltanto le condizioni contrattuali dei singoli lavoratori, ma anche la capacità degli Enti locali di riconoscere e valorizzare professionalità che da decenni contribuiscono al funzionamento dei servizi pubblici.

Per la UGL Autonomie, il traguardo dei trent’anni non può rappresentare soltanto un momento celebrativo. Le richieste di trasformazione dei contratti in full-time, di maggiore tutela previdenziale e di pensioni dignitose restano al centro della vertenza.

La parola passa ora alle istituzioni. Dopo decenni di lavoro nei Comuni, il sindacato chiede che il percorso di stabilizzazione venga completato anche sul piano economico e previdenziale, affinché il riconoscimento formale del rapporto di lavoro sia accompagnato da diritti e garanzie adeguati.

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