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Home » Prima pagina » “Basta sfruttamento”, il grido da piazza della Libertà. In migliaia per Satnam Singh.

“Basta sfruttamento”, il grido da piazza della Libertà. In migliaia per Satnam Singh.

In diverse aziende agricole, si è lavorato anche ieri pomeriggio. Il richiamo del Presidente della Repubblica
Eugenio SiracusaEugenio Siracusa23/06/2024 ore 10:065 Mins Read Prima pagina
Piazza della Libertà a Latina, sabato scorso
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In migliaia sono giunti in piazza della Libertà a Latina per la manifestazione convocata dalla Cgil e dalla Flai, la categoria dell’agroindustria, per dire basta allo sfruttamento.

Nonostante il caldo torrido di un sabato pomeriggio estivo, la piazza ha risposto. Alcune migliaia di persone, tra indiani e italiani si sono ritrovati sotto il sole bollente in piazza della Libertà, per chiedere appunto libertà, basta sfruttamento, basta legge Bossi-Fini.

Con le bandiere della CGIL anche la Segretaria del PD , Elly Schlein, di AVS Nicola Fratoianni, Libera, Articolo 21, l’Anpi, il capogruppo del M5S alla regione, il Presidente della Provincia esponente di Italia Viva, diversi sindaci tra cui Matilde Celentano, sindaco di Latina esponente di FDI. Tanti anche i parlamentari, i consiglieri regionali, in rappresentanza dei partiti di opposizione alla giunta Rocca.

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Presenti anche l’ex sindaco di Latina, Damiano Coletta e il sociologo Marco Omizzolo, tra i primi a denunciare questo fenomeno di sfruttamento e riduzione in schiavitù della Provincia di Latina, dove per altro il sociologo vive.

Dalla piazza si è levato un solo grido “Basta sfruttamento”. Un grido che la Cgil e la Flai ripetono ormai senza sosta dal lontano 2008, da ormai 16 lunghi anni, con manifestazioni, iniziative, proposte di legge, a Latina come nel resto del Paese.

Proprio da Latina, ormai più di dieci anni fa partì la sperimentazione del sindacato di strada, che oggi viene praticato ormai dovunque, quel sindacato itinerante che va a ricercare i bisogni e i disagi delle persone.

Alla manifestazione la città ha risposto pigramente, ma non si poteva aspettare di più da una città, dove la maggior parte delle persone pensa ancora che il ventennio fascista non sia mai finito.

il palco della Cgil

Sul palco allestito dalla Cgil sale il sindaco di Latina, che si becca pure i fischi, ma che cerca di dire che “Latina non è come viene descritta, Latina è solidale“. Peccato però perché avrebbe potuto dare un segnale diverso come primo cittadino nell’immediatezza di questa vicenda, invitando la cittadinanza a partecipare a tutte le manifestazioni.

Si becca i fischi quando afferma che per questa morte “Siamo tutti responsabili“. No cara Sindaca, una parte della politica e degli imprenditori agricoli del malaffare sono responsabili. Sono responsabili coloro che non hanno mai pensato di abolire la legge Bossi – Fini che ha creato, inconsapevolmente, questo aberrante meccanismo di sfruttamento e di riduzione in schiavitù.

L’ultimo governo di centrosinistra ha cercato di metterci una pezza varando, dietro una forte mobilitazione della Cgil, la legge 199 che però non è mai stata applicata pienamente, mancando di un ultimo tassello, appunto, la modifica o il superamento della Bossi-Fini.

Dal palco si alza forte il grido del sindacato e dei lavoratori sfruttati. “Basta sfruttamento“, basta essere trattati come novelli schiavi del terzo millennio. Ascoltano gli interventi della Cgil nello loro lingua, di Hardeep Kaur la segretaria della Flai Cgil di Latina Frosinone, annuiscono i mille indiani, poco più, arrivati in piazza.

In diverse aziende agricole, stranamente, si è valorato anche sabato pomeriggio, un modo per impedire agli indiani di poter andare a Latina, alla manifestazione.

Questa la risposta delle aziende, non tutte ovviamente, a chi cerca di alzare la testa.

La Segretaria del PD è rimasta tra i manifestanti, lontana dal paco, ma ha anticipato una proposta per l’abolizione della Bossi-Fini.

Nella giornata della manifestazione, anche il Presidente della Repubblica, Mattarella, in occasione della giornata del volontariato ha stigmatizzato quanto accaduto a Latina.

“Una forma di lavoro che si manifesta con caratteri disumani e che rientra in un fenomeno – che affiora non di rado – di sfruttamento del lavoro dei più deboli e indifesi, con modalità e condizioni illegali e crudeli.” ha detto in occasione del 160° anniversario della Croce rossa Italiana, il Presidente Mattarella

“Fenomeno che, con rigore e con fermezza, va ovunque contrastato, totalmente eliminato e sanzionato, evitando di fornire l’erronea e inaccettabile impressione che venga tollerato ignorandolo.“

Sul fronte del contrasto a questo fenomeno, basta ricordare che gli ispettori non arrivano a 5 nella Provincia di Latina per controllare 7000 aziende agricole, di cui solo 170 iscritte alla rete del lavoro agricolo di qualità.

La consulta anti-caporalato non viene convocata dal 2022, il ministro Piantedosi non ritiene forse che questo sia un fenomeno degno di attenzione.

Meglio randellare gli studenti o i lavoratori che protestano che disturbare la longa mano della criminalità organizzata che in questo territorio, come in altri, gestisce il traffico degli immigrati clandestini e il caporalato, attraverso una fitta rete di caf autonomi, faccendieri, mediatori a vario titolo, sia italiani che indiani.

Tra l’altro la stessa azienda dove Satnam è morto, è sotto indagine per sfruttamento e caporalato. Il padre Lovato senior da cinque anni per questo reato. Cinque anni nei quali non si è riusciti neanche a fare un processo e questa lentezza gioca solo a favore di coloro che pensano che lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù possa essere una modalità di impresa sulla quale fare introiti significativi, con manodopera a basso costo, senza praticamente rischi.

Proprio questo circolo vizioso va interrotto, con fermezza e con normative severe da applicare, che già esistono e sulle quali manca la volontà politica di applicarle fino in fondo.

Quanti altri morti ancora dovranno passare, dopo Satnam, per eliminare questo fenomeno?

La società civile deve scuotersi e dare forza a queste persone di alzare la testa e rivendicare pari dignità per un futuro di una vita migliore.

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Eugenio Siracusa

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