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Home » Prima pagina » I topi la causa del fermo della Tac all’Ospedale di Velletri

I topi la causa del fermo della Tac all’Ospedale di Velletri

Eugenio SiracusaEugenio Siracusa26/07/2024 ore 09:504 Mins Read Prima pagina
Il topo trovato nel quadro elettrico. Esclusiva laspunta,.it

Cosa è successo veramente nel guasto che ha tenuto ferma la tac dell’ospedale di Velletri dal 15 di luglio a ieri mattina?

I vertici aziendali, da noi contattati al riguardo, hanno parlato di una problematica tecnica. Ma è veramente andata così?

Interpellando il dr La Regina gli abbiamo espressamente chiesto se a causare il guasto tecnico fossero stati dei corpi estranei e specificatamente un topo, il direttore ha glissato parlando più genericamente di una problematica tecnica.

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Purtroppo però non è così e le foto in esclusiva a laspunta.it lo dimostrano.

A causare il guasto tecnico che ha bloccato l’operatività della tac è stato un topo, trovato folgorato lunedì mattina nel quadro elettrico. E forse anche più di uno.

Intorno al quadro, infatti, dentro al quadro dei contatti una striscia di escrementi di topo, che dalla nostra ricostruzione, sarebbero stati trovati anche nei locali della tac.

Lunedì mattina alla riapertura dei locali dell’ospedale di Velletri, uno degli operatori si è accorto di quanto era accaduto nella zona della tac. Ha immediatamente dato l’allarme tanto che avrebbe addirittura esclamato “Qui per far ripartire la tac ci vogliono i nas”.

Il tam tam di quanto era accaduto si è subito ampliato, le voci e i bisbigli hanno preso corpo anche se la direzione sanitaria dell’ospedale Colombo e il primario della radiologia hanno cercato di bloccare la ridda di voci che in poche ore era patrimonio comune degli operatori dell’ospedale.

Alcuni di questi avrebbero contattato anche le Organizzazione Sindacali aziendali sull’accaduto, senza però ricevere risposta, almeno ad oggi.

La presenza degli escrementi di topo nei quadri elettrici. Esclusiva laspunta.it

Quanto è successo è grave, ancor più grave la pezza al buco, ancora peggio se addirittura, come alcuni operatori riferiscono, non si sarebbe provveduto né a sanificare, né a derattizzare gli ambienti.

Stentiamo a credere a ciò, anche perché il quado andato in tilt si trova proprio nella stanza della tac, dove ogni giorno decine di persone transitano e si sottopongono agli accertamenti di alta diagnostica radiologica.

Sarebbe da irresponsabili, se non si fosse proceduto alla derattizzazione e alla sanificazione degli ambienti e non possiamo credere che dirigenti e professionisti medici non ne abbiano tenuto conto.

Resta però il problema dei roditori. I topi ed altri animali si insinuano dappertutto. Eclatanti i casi all’Umberto I e in altri nosocomi della Capitale.

A maggior ragione in strutture che necessitano di una manutenzione che tarda ormai da 50 anni. Per ovviare ai problemi di ristrutturazione e con esso anche di bonifica e ammodernamento di tutti i locali sono stati stanziati ben 27 milioni di euro per ristrutturare questo nosocomio che ha in sé tutto il logorio del tempo.

Non basta una riverniciata, due arredi nuovi, una attrezzatura per la diagnostica ambulatoriale per fare del Colombo un ospedale ammodernato.

Non serve fare passerelle e proclami di riaperture di reparti e locali, se poi si verificano queste situazioni.

Lo stesso personale stressato da email e comunicazioni che impongono il silenzio assoluto con chiunque – neanche lavorassero nell’Area 51 – non è più disposto a stare zitto, soprattutto anche quando chi dovrebbe tutelare i lavoratori sui luoghi di lavoro, tarda a dare risposte.

C’è bisogno di un intervento sistemico, organizzato di ristrutturazione complessiva, ma di quei soldi e dei progetti preliminari che erano stati presentati al personale medico e sanitario orami da circa due anni fa, si sono perse le tracce.

Forse sarebbe il caso, con tutta la responsabilità che il caso richiede, di affrontare immediatamente il problema della ristrutturazione con un tavolo tecnico, il coinvolgimento dei cittadini e dei comitati, per recuperare la struttura. Intanto basterebbe un segnale forte, già partendo dalla pulizia e dal decoro degli ambienti a vantaggio dell’utenza ma soprattutto di chi nell’ospedale ci lavora.

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Eugenio Siracusa

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