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Home » Editoriali » Il malessere della propria ombra

Il malessere della propria ombra

Eugenio SiracusaEugenio Siracusa14/05/2024 ore 08:003 Mins Read Editoriali
Il Sindaco di Velletri, Ascanio Cascella

Proprio non ci riesce questo Sindaco a togliersi la toga di dosso, neanche quando il Presidente del Consiglio più volte ricorda, soprattutto ai suoi, che la campagna elettorale è finita e che bisogna lavorare insieme per il bene della città.

Il risultato di questi appelli, caduti nel vuoto, è stato un attacco livoroso e rancoroso contro tutta l’opposizione, rea di avere cercato di portare all’attenzione del dibattito consiliare la necessità che il consiglio comunale si esprimesse nettamente contro la criminalità organizzata.

Apriti cielo, quale attacco alla lesa maestà del primo cittadino. Dopo quasi 4 ore di discussione pacata, ci ha pensato il Sindaco a creare il “casus belli”, attaccando a testa bassa l’opposizione, facendo illazioni su assunzioni, appalti e Tari non pagate, sconfessando addirittura il suo assessore e prima ancora sindaco della città, Servadio, quando ha attaccato l’opposizione rea di non aver fatto nulla quando, oramai circa 15 anni fa, avvenivano in città omicidi efferati.

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Qualche consigliere ha provato, successivamente a ricucire, soprattutto con Servadio, scuro in volto dopo le affermazioni di Cascella.

Un casus belli studiato a tavolino. Costringere l’opposizione ad abbandonare l’aula e non votare l’ordine del giorno proposto dalla maggioranza, che è bene ribadirlo, aveva incontrato il favore dell’opposizione che si era detta disponibile a votarlo.

E non potrebbe essere altrimenti. Il Sindaco, nell’immediatezza della messa in onda della trasmissione 100 minuti, ha passato tutto il tempo a difendere sé stesso e la sua professione, che nessuno ha messo in discussione.

La città si aspettava una presa di posizione netta di distanza dal fenomeno della criminalità organizzata e come ha detto, saggiamente, la consigliera Marilena Ciarcia, bastava una comunicazione al primo consiglio comunale utile per rassicurare i cittadini e stigmatizzare l’effetto e il dipinto che ne è uscito della città, dalla trasmissione de La7.

Invece, strumentalmente, si è tirata la corda, costringendo l’opposizione a presentare una richiesta di consiglio straordinario, che prima doveva essere convocato unanimemente e invece poi così non è stato.

All’atto del consiglio, la maggioranza ha presentato un altro ordine del giorno, che l’opposizione avrebbe anche votato favorevolmente.

Invece il Sindaco, che non poteva certo accettare un voto unanime, ha deciso, dopo l’intervento di Servadio, che ha illustrato cosa fece la sua amministrazione in quel periodo, integrando anche l’elenco fatto dalla consigliera Giulia Ciafrei, ha prodotto uno show degno di “un giorno in Pretura”.

Forse pensava di dover salvare qualcuno dei suoi clienti in odore di condanna?

Un attacco frontale, contro l’opposizione e il suo assessore e dieci anni fa sindaco Servadio. Illazioni, al limite della querela. Un tentativo di far irrigidire la opposizione, ben riuscito, perché alla fine l’opposizione, sentendo quelle affermazioni, ha deciso che non c’erano le condizioni per restare in aula.

E che era stato organizzato così, lo dimostrano i post della maggioranza, che strumentalmente hanno messo in evidenza che l’opposizione, dopo aver alzato il polverone sulla legalità, fugge e non vota l’ordine del giorno.

Inevitabile, però che le dichiarazioni del sindaco lasceranno strascichi. Il dietro le quinte ha visto un Servadio rabbuiato per le dichiarazioni di Cascella, alcuni esponenti di Forza Italia presenti in consiglio imbarazzati.

Fermo restando la legittimità del Sindaco di interpretare perennemente il ruolo di avvocato, resta però un fatto: ovvero che un sindaco che taccia l’opposizione di doversi fare una ragione per aver perso le elezioni, attaccandola livorosamente e puntando il dito, dimostra tutta la sua debolezza nell’interpretare il ruolo di primo cittadino, super partes e garante degli interessi di tutti i cittadini.

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Eugenio Siracusa

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