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Cultura

La grande tradizione della Passione setina in un volume

È stato pubblicato da Setiam editore – con la collaborazione della Fondazione Città di Sezze – il volume "La Passione di Sezze".

Di Antonella Rizzo • • Sezze

Sezze

Il libro di Alessandro Di Norma ripercorre la sacra rappresentazione del Venerdì Santo tra dinamiche storiche e religiosità popolare. Con le sue circa 400 pagine, oltre 200 fotografie e numerosi documenti d’archivio, è il primo studio interamente dedicato alla celebre manifestazione che, da quasi un secolo, rappresenta uno degli appuntamenti più significativi della vita culturale e religiosa di Sezze.


L’autore affronta la rappresentazione della Passione come un fenomeno complesso, che supera la dimensione strettamente religiosa per assumere nel tempo il carattere di rito collettivo, esperienza identitaria e luogo della memoria. Attraverso l’utilizzo integrato di fonti scritte, testimonianze orali e materiale fotografico, il volume ricostruisce la storia della manifestazione dalla sua ideazione, negli anni Trenta del Novecento, fino agli inizi del XXI secolo, mettendone in evidenza le trasformazioni e la capacità di adattarsi ai profondi cambiamenti della società.

Il racconto prende avvio dalla Sezze del primo Novecento, delineandone il contesto storico e sociale.

È all’interno di questa realtà che la Rappresentazione si afferma come esperienza comunitaria, capace di coinvolgere persone appartenenti a ceti e professioni differenti: contadini, operai, artigiani, professionisti. La partecipazione diretta alla messa in scena dei personaggi evangelici crea così uno spazio condiviso nel quale le differenze sociali vengono superate attraverso un’esperienza comune.

Una figura centrale nella storia della manifestazione è Filiberto Gigli, ideatore di un progetto nel quale spiritualità, arte e tradizione popolare trovano una nuova sintesi. La sua opera trasforma pratiche precedenti in una rappresentazione organizzata e
strutturata, destinata a diventare nel tempo uno degli elementi più riconoscibili dell’identità cittadina. Nata nel 1934, in pieno regime fascista, la Sacra Rappresentazione attraversa le trasformazioni politiche e sociali del Novecento, sopravvivendo anche ai profondi cambiamenti del dopoguerra e alle diverse stagioni amministrative della città.

Ampio spazio è dedicato inoltre alla memoria visiva.

Le fotografie e i documenti raccolti nel volume non costituiscono soltanto una testimonianza delle diverse edizioni della Passione, ma restituiscono immagini della città, dei suoi abitanti, delle trasformazioni urbanistiche e dei mutamenti della società setina.


A questa documentazione si affianca un’importante raccolta di testimonianze orali, attraverso le quali la storia della manifestazione viene restituita anche dal punto di vista di chi l’ha vissuta. Le interviste ad attori, registi e protagonisti di epoche diverse permettono di ricostruire non soltanto fatti e circostanze, ma anche emozioni, ricordi e motivazioni personali. È proprio attraverso queste voci che emerge il carattere profondamente intergenerazionale della Passione, la cui memoria continua a essere trasmessa all’interno delle famiglie e della comunità.

Il volume raccoglie, infatti, una serie di testimonianze particolarmente significative.

Tra le altre, quella di Martufello ricorda l’esordio artistico tra le strade di Sezze, mentre quella di Giuseppe Rocca, figura di rilievo nel mondo della cinematografia, racconta l’esperienza della regia della Processione del 1979, realizzata insieme al maestro Orazio Costa Giovangigli.


Il volume è infine arricchito dalla presentazione del drammaturgo Giuseppe Manfridi, che contribuisce a collocare l’esperienza setina all’interno di una più ampia riflessione sul rapporto tra teatro, rito, memoria e comunità. La Passione di Sezze si propone così non soltanto come una ricostruzione storica della Sacra Rappresentazione, ma come un viaggio nella memoria di una città e delle generazioni che, nel corso di quasi un secolo, hanno contribuito a darle forma. Una storia nella quale il teatro sacro incontra la vita quotidiana, la memoria individuale si intreccia con quella collettiva e una tradizione locale diventa uno dei più riconoscibili segni dell’identità di Sezze.

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