CASTELLI ROMANI – La salvaguardia dei laghi dei Castelli Romani passa dalla riduzione dei prelievi idrici e dallo stop al consumo di suolo. È la posizione espressa dal Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani – SOS Laghi, che torna a sollecitare interventi strutturali per affrontare la crisi idrica dei laghi Albano e di Nemi.
Dopo l’incontro istituzionale svoltosi a Castel Gandolfo, il Coordinamento invita a concentrare il dibattito sui risultati concreti delle politiche di tutela ambientale. Secondo le associazioni, i due bacini hanno perso oltre sette metri di livello, con una diminuzione complessiva dell’acqua superficiale stimata in oltre 50 milioni di metri cubi.
Numeri che, secondo gli ambientalisti, evidenziano uno squilibrio che interessa l’intera idrostruttura dei Colli Albani e che non può essere risolto con interventi isolati o con il semplice trasferimento di acqua da un punto all’altro del territorio.
Laghi Albano e di Nemi, perché gli ambientalisti sono contrari al riempimento artificiale
Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani esprime contrarietà all’immissione artificiale diretta di acqua nei laghi, sia attraverso le cosiddette gronde, sia mediante il trasferimento di acque provenienti da corsi d’acqua o l’utilizzo di reflui depurati.
La questione, secondo le associazioni, non riguarda soltanto la presenza di sostanze inquinanti, ma anche la compatibilità dell’acqua immessa con gli equilibri naturali dei bacini.
I laghi sono ecosistemi complessi, caratterizzati da specifiche condizioni fisiche, chimiche, termiche e biologiche. L’introduzione di grandi quantità di acqua con caratteristiche differenti, sostengono gli ambientalisti, potrebbe modificare la disponibilità di nutrienti, la temperatura, l’ossigenazione e gli equilibri delle comunità biologiche.
«Acqua non inquinata non significa automaticamente acqua ecologicamente compatibile con un lago», sottolinea il Coordinamento, che considera prioritario intervenire sulle cause dello squilibrio idrico anziché cercare soluzioni basate sul riempimento artificiale dei bacini.
La proposta è quindi quella di consentire alla falda che alimenta naturalmente i laghi di recuperare il proprio equilibrio, attraverso una riduzione effettiva dei prelievi e una maggiore tutela delle aree di ricarica.

«Non esiste acqua gratis da prendere da un fosso»
Tra le ipotesi discusse per affrontare la crisi idrica figura anche il possibile recupero di acqua da fossi e corsi d’acqua del territorio.
Una soluzione che il Coordinamento invita a valutare considerando l’intero sistema idrologico dei Colli Albani. Sorgenti, torrenti, falda e laghi sono infatti componenti interconnesse del ciclo dell’acqua e, in diversi casi, i corsi d’acqua sono alimentati proprio dalle risorse sotterranee.
Per questo, secondo le associazioni, trasferire acqua da un punto all’altro non significa necessariamente aumentare la disponibilità complessiva della risorsa.
«Il problema non è decidere da dove spostare l’acqua. Il problema è quanta acqua complessivamente sottraiamo ogni anno al territorio», è il messaggio lanciato dal Coordinamento.
L’invito rivolto alle istituzioni è quello di valutare ogni progetto sulla base del bilancio idrico complessivo, evitando interventi che possano ridurre ulteriormente la disponibilità d’acqua per altre componenti dell’ecosistema.
Perdite degli acquedotti e falda: servono dati sui prelievi effettivi
Il comunicato affronta anche il tema delle perdite nelle reti idriche. Per il Coordinamento, la riparazione degli acquedotti resta necessaria per migliorare l’efficienza del servizio e ridurre gli sprechi, ma non deve essere automaticamente considerata una misura equivalente al recupero della falda.
Secondo le associazioni, una parte dell’acqua dispersa dalle condotte sotterranee può infiltrarsi nuovamente nel terreno e contribuire alla ricarica del sottosuolo. L’effetto effettivo delle perdite sulla disponibilità idrica, tuttavia, dipende dalle condizioni locali e dal percorso seguito dall’acqua.
Da qui la richiesta di rendere verificabili i risultati degli interventi attraverso un indicatore preciso: la quantità di acqua che ogni anno viene effettivamente sottratta ai prelievi dalla falda.
Per il Coordinamento, questo dato dovrebbe accompagnare ogni progetto presentato come misura di salvaguardia dei laghi Albano e di Nemi, così da consentire di valutarne l’efficacia reale.
Le due richieste: ridurre i prelievi idrici del 30% e fermare il consumo di suolo
Il Coordinamento Ambientalista individua due priorità per affrontare in modo strutturale la crisi idrica dei Castelli Romani.
1. Ridurre almeno del 30% i consumi e i prelievi idrici.
La richiesta riguarda l’intera idrostruttura dei Colli Albani e comprende i prelievi destinati agli acquedotti, all’agricoltura, alle attività industriali e commerciali e agli usi privati.
L’obiettivo indicato è diminuire realmente la quantità di acqua sottratta al sistema naturale, senza limitarsi a trasferire i prelievi da una captazione all’altra.
2. Fermare il nuovo consumo di suolo.
La seconda priorità riguarda la tutela delle aree che contribuiscono alla ricarica della falda. Secondo le associazioni, l’impermeabilizzazione del terreno riduce la capacità delle precipitazioni di infiltrarsi nel sottosuolo e alimentare le riserve idriche.
Per questo il Coordinamento chiede di estendere le misure di tutela all’intera idrostruttura dei Colli Albani, comprese le aree esterne al perimetro del Parco che contribuiscono al funzionamento del sistema idrogeologico.
«Dopo quarant’anni servono risultati»
Il Coordinamento ritiene che, dopo decenni di studi, allarmi e segnalazioni, sia necessario passare a interventi misurabili e verificabili.
«Di fronte a laghi che continuano ad abbassarsi dopo quarant’anni di allarmi, studi, misurazioni e denunce, riteniamo che ci sia ben poco da celebrare.» L’obiettivo indicato è favorire il recupero naturale della falda, sostenere la ripresa delle sorgenti e consentire ai laghi di recuperare attraverso il riequilibrio del sistema idrologico.
La richiesta alle istituzioni è di accompagnare gli investimenti con dati trasparenti sui benefici attesi e sui risultati ottenuti, evitando di presentare singole opere come soluzioni definitive senza una valutazione del loro impatto sul bilancio idrico complessivo.
Domenica 25 ottobre la Carovana dei Laghi da Albano Laziale a Nemi
Per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla crisi idrica e sulla tutela del territorio, le associazioni ambientaliste dei Castelli Romani promuovono la Carovana dei Laghi, in programma domenica 25 ottobre 2026.
Il ritrovo è previsto alle ore 9.30 alla stazione ferroviaria di Albano Laziale. Il percorso, lungo circa 15 chilometri, collegherà il Lago Albano al Lago di Nemi. La partecipazione è libera e sarà possibile unirsi anche soltanto a una parte del cammino. Gli organizzatori consigliano di portare uno zaino, abbigliamento adeguato, scarponcini, una borraccia e cibo.
L’iniziativa vuole essere un momento pubblico di partecipazione e mobilitazione per richiamare l’attenzione sulla difesa dell’acqua, delle falde e del territorio dei Castelli Romani.
Il messaggio conclusivo del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani – SOS Laghi è chiaro: la tutela dei laghi Albano e di Nemi richiede interventi sulle cause della crisi idrica, una riduzione dei prelievi e una gestione del territorio capace di proteggere la ricarica naturale della falda.
Riduzione dei prelievi, stop al consumo di suolo e difesa della falda: queste le priorità indicate dagli ambientalisti per il futuro dei laghi dei Castelli Romani.
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