Lo scorso 16 ottobre, nella sala conferenze del Polo universitario di Grottaferrata, Giancarlo Della Monica, presidente dell’associazione Grottaferrata Sostenibile, ha organizzato un interessante convegno pubblico dal titolo “L’impatto dei prelievi intensivi sui livelli idrometrici, sulla qualità biologica e sul consumo del territorio”.
Un tema che ci sta particolarmente a cuore, perché riguarda l’intera area dei Castelli Romani. Anch’io ho partecipato al convegno come relatore, ma, al di là del mio intervento, ciò che più mi ha colpito è stato l’alto livello dei contributi presentati. Non è frequente trovare, nello stesso incontro, esperti qualificati in discipline diverse e, allo stesso tempo, una giovane architetta francese capace di proporre soluzioni innovative per il nostro paesaggio.

Tra gli interventi, quello che mi ha colpito maggiormente è stato della dottoressa Valentina Messineo, ricercatrice presso l’Istituto Superiore di Sanità, che ha affrontato il tema della tutela delle acque del lago Albano.
Dalla sua relazione è emerso che gli studi condotti negli anni hanno documentato la presenza ricorrente di fioriture di Planktothrix rubescens, un cianobatterio responsabile delle caratteristiche colorazioni rossastre dell’acqua. È stata inoltre segnalata la possibile produzione di microcistine, tossine con effetti epatotossici e nefrotossici e potenziale attività promotrice tumorale, e di BMAA, una sostanza neurotossica. La loro presenza e rilevanza attuali, così come le possibili conseguenze per l’esposizione umana, richiedono ulteriori verifiche analitiche e approfondimenti.
La distribuzione di questi microrganismi e delle sostanze associate varia in funzione della stagione e della profondità. Per questo, osservare soltanto la superficie non è sufficiente a descrivere le condizioni del lago. La tutela del lago richiede quindi un monitoraggio integrato, basato su campionamenti a diverse profondità, analisi biologiche e chimiche e osservazioni satellitari. Il telerilevamento, sviluppato anche nell’ambito del progetto europeo CyanoAlert, può aiutare le amministrazioni a individuare situazioni sospette e a orientare i controlli.
Le priorità indicate sono chiare: proteggere il bilancio idrico, ridurre gli apporti di nutrienti e garantire una sorveglianza continuativa. Sarebbe auspicabile, inoltre, adottare un approccio One Health, che metta in relazione la salute dell’ambiente, degli animali e delle persone, favorendo decisioni tempestive e un’informazione pubblica chiara.
Il convegno è proseguito con gli interventi di due ricercatori che da decenni studiano i nostri laghi e che rappresentano punti di riferimento per la conoscenza della crisi idrica del territorio. Il professor Franco Medici ha approfondito il tema del bilancio idrico dell’intera falda dei Castelli Romani, illustrando anche le possibili soluzioni. Il ricercatore Emanuele Loret ha invece analizzato le trasformazioni del territorio, il consumo di suolo e le alterazioni del paesaggio originario dei Colli Albani, fenomeni che contribuiscono a spiegare le cause della crisi attuale.
A completare questo percorso è stato il contributo dell’architetta Montaine Gianoli, dell’Università di Lione. Dopo diversi anni di studi in Italia ed esperienze professionali a Roma, lo scorso anno ha discusso una tesi dedicata proprio al nostro territorio, con particolare attenzione alla crisi dei laghi. La sua proposta, davvero interessante, riguarda la valorizzazione del paesaggio attraverso un sistema di percorsi in grado di collegare il borgo di Castel Gandolfo con il lago sottostante.

Il mio intervento, che ha concluso il convegno, si è concentrato su un concetto che considero fondamentale: i nostri due laghi non sono semplici bacini idrici, ma rappresentano un patrimonio ambientale, paesaggistico e storico di valore straordinario.
Ho voluto richiamare soprattutto l’attenzione sul pericolo che corre il lago di Nemi, un luogo ricchissimo di storia e di significati, ma anche particolarmente fragile.
A differenza del lago Albano, Nemi non gode della stessa esposizione mediatica e turistica e rischia, proprio per questo, una sorta di invisibilità. Eppure, la sua situazione idrogeologica è estremamente preoccupante: il lago ha perso già la metà del proprio volume e, senza interventi adeguati, potrebbe arrivare a scomparire nel giro di alcuni decenni. Se non si interverrà con misure strutturali, nei prossimi 30-50 anni potremmo assistere a un ulteriore abbassamento permanente dei livelli lacustri. Il lago di Nemi, oggi profondo circa 24 metri, rischierebbe così di trasformarsi progressivamente in un ambiente simile a quello di Vallericcia, con conseguenze potenzialmente irreversibili sul paesaggio storico dei Castelli Romani e sull’equilibrio ambientale dell’intero territorio.
Ma limitarsi a denunciare il problema non basta. Per questo, al termine del mio intervento, ho cercato di riassumere alcune possibili soluzioni per contrastare la crisi in atto.
La prima riguarda l’efficientamento della rete idrica, attraverso una drastica riduzione delle perdite, che nel nostro territorio risultano ben al di sopra della media nazionale. È inoltre necessario valutare la chiusura progressiva di alcuni pozzi gestiti da Acea che prelevano acqua direttamente dai due laghi, accompagnandola con una gestione più attenta delle risorse disponibili.
Un altro intervento possibile consiste nella realizzazione di opere per la canalizzazione delle acque meteoriche, così da favorire e potenziare il ruscellamento verso i bacini lacustri. A questo si dovrebbero affiancare una campagna di comunicazione per promuovere la riduzione dei consumi idrici, il censimento dei pozzi esistenti e la chiusura di quelli abusivi.
Occorre poi intervenire sul territorio, favorendo la riforestazione delle aree disboscate e promuovendo una legge regionale che blocchi le nuove costruzioni e imponga il principio dell’invarianza idraulica per i progetti già autorizzati. Anche l’introduzione di sistemi di bioedilizia può contribuire a un modello di sviluppo più rispettoso dell’ambiente e delle risorse idriche.
In definitiva, il convegno di Grottaferrata ha avuto il merito di affrontare diversi aspetti della crisi idrica dei nostri laghi, mettendo a confronto competenze scientifiche e proposte concrete. Ed è proprio questa, a mio avviso, la sua importanza: non fermarsi alla descrizione di una situazione preoccupante, ma indicare possibili percorsi per affrontarla.
Ora è necessario che le riflessioni emerse non restino confinate alla sala del convegno. Mi auguro che possano contribuire a sensibilizzare ulteriormente amministratori e autorità competenti, spingendoli ad assumere decisioni e ad adottare strategie capaci di contenere la crisi.
Perché la questione dei laghi Albano e di Nemi non riguarda soltanto due specchi d’acqua. Riguarda il futuro dell’intera falda dei Castelli Romani, la tutela del nostro paesaggio e la responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.
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