← Torna a Cultura
Cultura

Samhain al DLF: note elettro, punk, rock tra ombre e libertà

Serata piena di energia, tra live, DJ set, tarocchi e scenografia horror

Di Gabriele Silardi • • • Cultura

Cultura
Il set fotografico curato da Giulia Tagliaferri

Il Circolo Culturale del DLF di Velletri, in piazza Martiri d’Ungheria 1, si è trasformato in un luogo fuori dal tempo per celebrare il Samhain, l’antica festa di passaggio tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Un evento denso di simboli, musica e libertà espressiva, che ha unito tradizione, arte e cultura queer in una cornice dal fascino cinematografico.

Un allestimento ispirato al cinema horror e all’estetica dark

L’allestimento ha richiamato le atmosfere dark e surreali di un film horror di Sam Raimi, con rimandi a The Evil Dead: luci taglienti, scenografie curate nei minimi dettagli e un’ambientazione immersiva che ha coinvolto ogni angolo del circolo. Il pubblico, numeroso e travolgente, ha riempito gli spazi del DLF in un clima di festa e condivisione, rendendo la serata un’esperienza collettiva di arte e libertà.

Jungla e Alberto Cari incantano con “Amorefobia”

Sul palco, i protagonisti Jungla e Alberto Cari hanno conquistato la platea con il loro sound elettro-rock dalle sfumature punk, unendo energia e introspezione in un live potente e suggestivo.I due artisti hanno presentato “Amorefobia”, il nuovo progetto musicale di Jungla, in cui la forza della musica incontra la fragilità dei sentimenti.

Amorefobia è un viaggio intimo nella paura e nel desiderio, nella malinconia e nella rinascita. Con parole come “appesa a un filo di luna”, Jungla racconta la precarietà dell’amore e la difficoltà di lasciarsi andare dopo una ferita, mentre le sonorità di Alberto Cari amplificano il senso di sospensione tra sogno e realtà. Un disco che parla di nostalgia, frustrazione esistenziale e crescita personale, ma anche del coraggio di restare autentici in un mondo che spesso chiede di mascherarsi.

Il DJ set di Emaslav e la notte danzante del Samhain

Dopo il concerto, il DJ set di Emaslav (nome d’arte di Emanuele Salvatori) ha infiammato la pista, proiettando i partecipanti in un flusso di musica drum and bass e ritmi pulsanti che hanno fatto danzare fino a tarda notte.

A completare l’atmosfera mistica e creativa della serata, il set fotografico curato da Giulia Tagliaferri ha catturato le maschere e le espressioni più significative del pubblico, mentre uno spazio dedicato alla lettura dei tarocchi ha rievocato il simbolismo del Samhain come festa di passaggio e introspezione.

Il messaggio del Samhain queer: libertà, autenticità e inclusione

Oltre alla musica e all’arte, la serata ha lanciato un messaggio forte e necessario: quello della libertà queer. Un tempo “queer” era un’offesa. Oggi è una dichiarazione d’identità e un atto d’amore verso sé stessi. Indica chi vive il genere e l’amore in modo libero, senza ruoli imposti, chiedendo solo ascolto e rispetto.

Al DLF di Velletri questa visione è già realtà: la diversità non divide, ma unisce. In questa notte di Samhain, tra musica, luci e spiriti liberi, la comunità ha celebrato non solo il passaggio delle stagioni, ma anche quello più profondo verso una società più inclusiva e consapevole.

Una festa che celebra il diritto di essere sé stessi

Forse la vera modernità è proprio qui: nel diritto di esistere, di amare e di essere semplicemente sé stessi. Il Samhain del DLF di Velletri è stato molto più di una festa, un rito collettivo di libertà, una dichiarazione di arte, vita e autenticità che lascia il segno nella cultura queer e nella scena artistica indipendente del territorio.

Sostieni La Spunta

La Spunta nasce nel 2024 da un’esigenza molto semplice, ma per noi fondamentale: fare giornalismo, quello vero.

Un giornalismo che non debba rispondere a padroni, interessi particolari o piccoli gruppi di finanziatori. Un giornalismo che possa lavorare con la libertà necessaria per raccontare i fatti, fare domande, approfondire ciò che non funziona e dare voce alle persone che vivono un territorio.

Abbiamo scelto di partire dal Lazio perché è il territorio in cui viviamo. E proprio vivendo questi territori ci siamo accorti di quanto spesso vengano raccontati poco, o soltanto quando una storia riesce a diventare una notizia nazionale.

Ci sono invece comunità, associazioni, imprese, lavoratori e cittadini che ogni giorno costruiscono pezzi importanti della società e che meritano attenzione. Ci sono decisioni che incidono concretamente sulla vita delle persone e che hanno bisogno di essere raccontate, spiegate e approfondite.

La Spunta vuole essere lì.

Non semplicemente per raccontare quello che succede, ma per provare a fare del giornalismo un servizio utile alla cittadinanza.

Per noi fare giornalismo significa questo: aiutare a capire, controllare il potere, accendere una luce dove serve, dare strumenti alle persone per orientarsi e, quando possibile, contribuire concretamente a migliorare la comunità che raccontiamo.

Fare del bene attraverso il giornalismo.

È una visione che stiamo cercando di portare avanti ogni giorno e che vogliamo estendere a un territorio sempre più ampio.

Ma c’è un punto fondamentale: l’indipendenza ha un costo.

Fare inchieste, seguire i territori, mantenere una redazione, produrre contenuti e dedicare tempo alle storie che contano richiede risorse. E noi non vogliamo che quelle risorse arrivino da qualcuno che, domani, possa chiedere qualcosa in cambio.

Vogliamo costruire un rapporto diverso: diretto con i nostri lettori.

Noi vogliamo un modello di giornalismo locale che parta dalle persone, dai territori e da chi crede che un’informazione libera sia un bene comune.

La Spunta è nata per questo.

E oggi, per continuare a crescere senza perdere la propria indipendenza, ha bisogno del tuo sostegno.

Sostieni La Spunta

Articoli correlati

Vedi tutti →