E’ un vero terremoto quello che ha prodotto l’Interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Frosinone nei confronti della Super Eco. In queste ore sono state avviate le rescissioni degli appalti nei comuni di Catania, Terracina, Lacco Ameno, mentre Forio d’Ischia ha chiesto lumi alla Prefettura. A Serrara Fontana manca ancora la firma sul contratto d’appalto. A Frosinone l’appalto era già stato revocato lo scorso mese, a seguito della sentenza del Consiglio di Stato e dopo la valutazione fatta dall’avvocatura del comune.
«Ai sensi dell’art. 91, comma 7 bis, del D.Lgs. n. 159/2011, con riferimento alle richieste di comunicazione ed informazione antimafia inserite nella Banca dati nazionale Antimafia, si comunica che in data odierna questa Prefettura ha notificato nei confronti della società in oggetto un’informazione antimafia interdittiva ai sensi della normativa sopracitata» Questo il contenuto dell’interdittiva antimafia siglata dal vice Prefetto Vicario, Scala e comunicata a tutti i comuni nei quali la Super Eco svolge il servizio di raccolta dei rifiuti.
Si tratta di un provvedimento adottato dal Prefetto quando emergono elementi tali da far ritenere plausibile il rischio di infiltrazioni o condizionamenti da parte della criminalità organizzata all’interno di un’impresa.
È importante chiarire che l’interdittiva antimafia non equivale a una condanna penale. La sua funzione è preventiva: serve a tutelare la pubblica amministrazione e l’interesse collettivo, impedendo che soggetti economici esposti al rischio di infiltrazioni mafiose possano continuare ad avere rapporti con enti pubblici. Ma è un provvedimento molto serio e che mette in moto il meccanismo della revoca dei contratti pubblici in essere e l’estromissione della società da qualsiasi partecipazione a gare e appalti.
Gli appalti, le cause e la SUA di Frosinone
Tuttavia è opportuno registrare che diversi di questi gli appalti concessi sono stati oggetto di cause giudiziarie, come nel caso di Terracina e di Frosinone. Ma anche l’appalto di Catania era peraltro già sotto la lente dei magistrati: a maggio dello scorso anno la Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva avviato una indagine a carico con l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso proprio per l’aggiudicazione dell’appalto etneo.
Appalti milionari. 90 milioni a Terracina, oltre 20 a Frosinone, 76 milioni a Catania per il solo lotto nord. Numeri importanti ai quali si debbono aggiungere tutti gli altri comuni, molti dei quali piccoli centri, nei quali Super Eco si è aggiudicato gli appalti.
In Sicilia la società cassinate aveva ottenuto una recente aggiudicazione del servizio di igiene urbana di San Pietro Clarenza, per otto anni, per un importo 9.334.328,57 euro, IVA esclusa, appalto affidato a settembre.
La Super Eco ha comunque salde radici nel basso Lazio e tutte le gare e gli affidamenti sono stati eseguiti dalla SUA di Frosinone. Quanto sta accadendo pone degli interrogativi, se non altro rispetto a come abbia lavorato la SUA di Frosinone, anche alla luce del fatto che la Super Eco risultava essere nella white list della Prefettura, ma con un provvedimento fermo al 2021 e mai rinnovato. Strano che la SUA di Frosinone non se ne sia mai accorta, nel verificare i requisiti per l’amminissione alle gare. Un elemento questo che era venuto fuori anche nelle discussioni nei question time del consiglio comunale di Frosinone, dove nè l’assessore Scaccia nè gli uffici seppero dare una risposta di merito.
Nella lunga attività della società che ha sede a piazza Labriola a Cassino, spiccano tanti appalti nei piccoli comuni del basso Lazio, che al momento non pare abbiano avviato le procedure di revoca degli appalti. Tra tutti questi appalti, però spiccano le vicende legate a San Vittore nel Lazio e a Ventotene.
Il Caso San Vittore e le continue proroghe alla Super Eco
A San Vittore nel Lazio gli appalti della Super Eco hanno più volte animato lo scontro politico tra maggioranza ed opposizione.
Dopo l’aggiudicazione definitiva (Determina n. 186 del 15/04/2019), il servizio è partito “sotto riserva di legge” ed è proseguito per oltre 5 anni senza che venisse mai stipulato il regolare contratto d’appalto. Nonostante il 24/09/2019 fosse stato dichiarato che “sono in corso le attività propedeutiche alla stipula”, la ditta ha operato e incassato oltre 1 milione di euro in totale assenza di vincolo contrattuale formale.
Il servizio è stato prorogato per 2 anni e, con Delibera di Giunta n. 93 del 29/10/2020, è stato concesso un aumento di 40.000 euro per anno. Tale incremento avrebbe violato palesemente l’Art. 18 del Disciplinare di Gara, che sanciva espressamente l’impossibilità di qualsiasi revisione del canone.
Per l’intero biennio 2023-2024 la figura obbligatoria del DEC non è risultata nominata, lasciando il Comune privo di verifica e controllo sull’esecuzione delle prestazioni (dalla gestione dell’isola ecologica alla mancata distribuzione dei kit di consumo).
Come evidenziato negli atti del PEF 2026-2029, la Super Eco non ha neanche trasmesso il PEF grezzo contabile, costringendo l’Ente a sostituirsi ad essa. Se l’Amministrazione avesse sollevato formali contestazioni di inadempimento, la ditta non avrebbe potuto partecipare (e ri-vincere) la nuova gara d’appalto del 2024 per il periodo 2024-2028.
Tutti questi fatti, evidenziati e messi nero su bianco dalla lista Per San Vittore, ha portato, queste ore il gruppo consiliare di opposizione a prendere una posizione molto netta al riguardo. La lista civica ha chiesto all’amministrazione comunale di prendere atto dell’interdittiva e di estromettere della Super Eco S.r.l., attivando le procedure d’urgenza o lo scorrimento di gara con ditte censite in White List per tutelare i cittadini da un’emergenza igienico-sanitaria e garanzie per i lavoratori impegnati nel servizio.
Di inviare l’intero fascicolo storico dal 2019 ad oggi da parte del Segretario Comunale alla Magistratura Contabile e Ordinaria per accertare il Danno Erariale derivante dai pagamenti senza contratto e dagli aumenti fuori gara del 21%, individuando le responsabilità di Amministratori e Dirigenti.
L’immediata convocazione dell’assise cittadina affinché il Sindaco e la Giunta rispondano di fronte all’intero paese di anni di illegittimità gestionali. Questa la presa di posizione del gruppo Per San Vittore.
Il Caso Ventotene e le proroge sotto soglia alla Super Eco
Analogamente persiste una situazione simile a Ventotene. Nelle more dell’espletamento della gara d’appalto principale per l’affidamento a lungo termine del servizio di gestione rifiuti, il Comune di Ventotene ha proceduto all’affidamento diretto del servizio di raccolta e smaltimento RSU in favore dell’operatore economico Super Eco per una durata di 6 mesi.
Il valore economico di tale affidamento semestrale è stato quantificato in € 139.000,00, posizionandosi al di sotto della soglia di legge di € 140.000,00, oltre la quale il Codice dei Contratti Pubblici vieta l’affidamento diretto e impone procedure negoziate o aperte. Per tale primo affidamento, l’amministrazione non ha inteso emanare alcuna Ordinanza contingibile e urgente ex art. 50 TUEL, formalizzando l’atto tramite ordinaria determina dirigenziale. In data 12 febbraio 2026, con Determina a contrarre n. 53, il Comune ha avviato la procedura aperta per l’affidamento quinquennale del medesimo servizio, per un valore stimato complessivo di circa 1,56 milioni di euro (pari a un fabbisogno reale annuo di oltre € 310.000,00).
Allo scadere del primo semestre di affidamento diretto, in data 6 ottobre 2026, il Comune di Ventotene – con Determina n. 377 (CIG: B69A954173) – ha disposto una proroga del medesimo servizio per ulteriori 6 mesi in favore dello stesso operatore economico, mantenendo le medesime condizioni economiche e strutturali, adducendo come motivazione la pendenza della procedura di gara.
Anche qui l’opposizione è intervenuta sollevando forti perplessità per la modilità con la quale l’amministrazione comunale sta procedendo nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti. Ad intervenire è stato Lino Bernardo del Partito Democratico di Ventotene.
“Riteniamo esistere una violazione del divieto di frazionamento artificioso (Art. 14, comma 6, D.Lgs. 36/2023) L’art. 14, comma 6 del D.Lgs. 36/2023 che vieta espressamente il frazionamento di un appalto volto a escluderlo dall’applicazione delle norme del Codice. Avendo il Comune parametrato l’affidamento su soli 6 mesi per un importo di € 139.000,00, a fronte di un costo reale annuo del servizio ampiamente superiore alla soglia di € 140.000,00, come dimostrato dai parametri della successiva gara quinquennale, emerge una palese elusione delle soglie comunitarie. Il valore stimato dell’appalto per un servizio a carattere continuativo e periodico avrebbe dovuto essere calcolato su base annuale o sull’intero periodo di reale necessità.” Dice Bernardo
“La giurisprudenza amministrativa e le linee guida ANAC stabiliscono che la “proroga tecnica” ha carattere eccezionale, temporaneo e richiede una rigorosa programmazione a monte. Nel caso di specie, la proroga n. 377/2026 va a estendere un affidamento che era già in partenza viziato da un frazionamento artificioso. Inoltre, l’estensione sequenziale di affidamenti diretti configura una lesione dei principi di concorrenza, trasparenza e massima partecipazione, nonché una violazione del principio di rotazione degli affidamenti.” Aggiunge il consilgiere comunale
“Occorre accertare se la condotta descritta, finalizzata a evitare il confronto competitivo di mercato e a mantenere il servizio in capo al medesimo operatore economico tramite il surreale frazionamento temporale del contratto, possa integrare fattispecie di reato contro la Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento agli artt. 323 c.p. ovvero l’abuso d’ufficio, ove applicabile per violazione di precise norme di legge e 353 e ss. c.p. turbata libertà di scelta del contraente.” Conclude Bernardo
Cosa accade adesso al servizio di raccolta gestito da Super Eco?
Il servizo di raccolta dei rifiuti è un servizio essenziale e non può essere interrotto. Per questo motivo sono due le strade che si possono percorrere. La prima, nelle more delle revoche da parte dei comuni, il servizio può essere ancora gestito dalla Super Eco con una ordinanza urgente, della durata strettamente necessaria per individuare nella graduatoria della gara, il soggetto a cui affidare il servizio. Cosa che ha fatto già il comune di Frosinone.
L’altra strada percorribile è quella della nomina di un amministratore giudiziario della Super Eco relativamente ai centieri in essere. Tale provvedimento però è attuabile solo dalle Prefetture ai sensi dell’articolo 32, comma 10, del decreto legge 90/2014. Si tratta di uno strumento fondamentale a disposizione dello Stato per evitare che un’interdittiva antimafia blocchi servizi pubblici essenziali e indifferibili, come la raccolta dei rifiuti.
L’amministratore nominato dal Prefetto subentra esclusivamente nella gestione di quello specifico contratto d’appalto.
Esautorazione dei vertici aziendali: I proprietari e i manager della Super Eco perdono ogni potere di direzione, controllo e incasso economico relativamente a quella specifica commessa.
Flussi finanziari protetti: Tutti gli utili e i pagamenti derivanti dall’esecuzione dell’appalto vengono accantonati in un fondo separato e non possono essere introitati dalla società finché dura il commissariamento.
Il commissariamento temporaneo serve a bilanciare la massima severità contro il rischio di infiltrazioni mafiose con la tutela dei diritti dei cittadini. Nello specifico garantisce:
Continuità del servizio: Impedisce che le città si ritrovino con l’immondizia in strada da un giorno all’altro. I camion e i centri di raccolta continuano a funzionare regolarmente.
Clausola sociale e posti di lavoro: Protegge gli operatori ecologici e il personale impiegato sul cantiere, garantendo il regolare pagamento degli stipendi e la stabilità occupazionale.
Tempo per i Comuni: Offre alle amministrazioni comunali (come Terracina o Catania) il tempo tecnico necessario per scorrere le vecchie graduatorie, interpellare i secondi classificati o indire una nuova procedura di gara d’urgenza senza l’ansia dell’emergenza rifiuti.
La Super Eco però potrebbe fare ricorso al TAR del Lazio contro l’interdittiva del Prefetto. Al momento non sembra essere stata intrapresa questa strada ma è possibile che i legali della società possano ricorrere a tale strumento.
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