La recente tempesta della scorsa settimana, ha portato sui Castelli Romani una quantità di pioggia eccezionale, con precipitazioni che, secondo il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, avrebbero superato complessivamente quelle cadute nell’arco di un’intera estate. Eppure, nonostante l’abbondante acqua caduta sul territorio, i laghi di Albano e Nemi continuano ad abbassarsi.
A documentare gli effetti della violenta perturbazione sono anche le immagini dei danni provocati al battello del Parco, oltre alle conseguenze registrate in diverse zone del territorio.

Battello del Parco che è stato già ripristinato ed è tornato subito funzionante.
Il dato che il Coordinamento considera più significativo riguarda però il livello dei due laghi, indicato attualmente intorno a -7,65 metri. Considerando che il minimo stagionale viene normalmente raggiunto tra novembre e dicembre, il livello potrebbe scendere ulteriormente nei prossimi mesi.
Per gli ambientalisti, quindi, la quantità di pioggia caduta non sarebbe sufficiente a spiegare l’andamento dei laghi.
La pressione sulla falda dei Colli Albani
Secondo il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, il problema sarebbe legato soprattutto alle condizioni della falda dei Colli Albani, considerata un unico grande sistema idrogeologico in grado di alimentare anche i laghi.
L’associazione sostiene che, negli ultimi decenni, il sistema idrico del territorio sia stato sottoposto a prelievi superiori alla capacità naturale di ricarica della falda. Una situazione che, secondo la ricostruzione proposta dagli ambientalisti, sarebbe legata anche all’aumento dei consumi idrici e alla presenza di un elevato numero di pozzi.
Il Coordinamento afferma di aver individuato e studiato il fenomeno già circa quarant’anni fa e di averne seguito l’evoluzione nel tempo.
Secondo i dati e gli studi richiamati dall’associazione, inoltre, le precipitazioni complessive sul territorio non avrebbero registrato una diminuzione tale da spiegare da sole l’abbassamento progressivo dei livelli dei laghi.
La proposta: ridurre i consumi e fermare il consumo di suolo
Il Coordinamento richiama anche gli studi scientifici sviluppati insieme al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza, indicando due interventi considerati prioritari: una riduzione dei consumi idrici di almeno il 30% e lo stop al consumo di suolo.
L’obiettivo sarebbe quello di consentire alla falda di recuperare progressivamente un equilibrio tra acqua prelevata e capacità naturale di ricarica.
La questione, dunque, non riguarderebbe soltanto la quantità di pioggia che cade in un determinato periodo. Una precipitazione particolarmente intensa può aumentare temporaneamente la disponibilità di acqua in superficie, ma non necessariamente compensare un deficit strutturale della falda.
«Se continuiamo a prelevare dalla falda più acqua di quanta ne venga ricaricata, i laghi continueranno ad abbassarsi», sostiene il Coordinamento.
Da qui l’appello alle istituzioni affinché affrontino il problema della gestione della risorsa idrica e delle condizioni della falda dei Colli Albani. Secondo gli ambientalisti, si tratta di una questione che viene segnalata e studiata da circa quarant’anni e che richiederebbe ora interventi strutturali.






