Il progetto del data center di Colleferro continua ad alimentare il confronto sul futuro della Valle del Sacco. Dopo l’approvazione arrivata l’11 agosto dal Consiglio comunale, il dibattito si sposta ora sul coinvolgimento dei cittadini e sulla richiesta di ulteriori approfondimenti sugli effetti ambientali, economici e sociali dell’intervento. Il progetto prevede un hyperscale data center dedicato all’intelligenza artificiale, con una potenza elettrica assegnata di 150 MW.
A rilanciare la mobilitazione è il Presidio Civico Colleferro-Valle del Sacco, gruppo che ha organizzato l’incontro pubblico dell’11 settembre e che propone ora un percorso condiviso per mettere in discussione quello che definisce il modello di sviluppo imposto a Colleferro e alla Valle del Sacco.
Nel mirino non c’è soltanto il data center, ma un insieme di trasformazioni che, secondo i promotori, comprende impianti fotovoltaici collegati all’intelligenza artificiale, poli logistici, impianti di biodigestione, produzione bellica e questioni legate alla sicurezza della comunità.
“Una scelta trasversale”
Il gruppo contesta innanzitutto la lettura secondo cui la responsabilità delle grandi opere sarebbe riconducibile esclusivamente a una singola amministrazione o a una determinata parte politica.
«Siamo infatti di fronte a un fenomeno di totale trasversalità», sostengono i promotori, indicando il coinvolgimento di diversi livelli istituzionali e la convergenza di maggioranze e minoranze politiche.
Una posizione che si inserisce in un dibattito già acceso dopo il via libera al progetto. Il Consiglio comunale di Colleferro ha approvato l’intervento senza voti contrari, mentre il sindaco Giulio Calamita ha sostenuto la scelta dell’amministrazione definendola parte di una strategia di sviluppo orientata all’innovazione tecnologica.
Il gruppo promotore, al contrario, ritiene che la convergenza istituzionale attorno al progetto debba essere accompagnata da un confronto più approfondito sulle ricadute territoriali.
Energia, acqua e consumo di suolo
La questione riguarda, secondo i promotori, soprattutto gli effetti di lungo periodo legati alle risorse necessarie per un’infrastruttura di queste dimensioni: energia, acqua, suolo e trasformazioni dell’assetto socioeconomico.
Sul piano urbanistico, la documentazione regionale relativa alla variante evidenzia una superficie destinata a occupazione permanente di circa 32.266 metri quadrati e richiama la necessità di ridurre al minimo le superfici impermeabilizzate.
La Regione Lazio ha invece stabilito nel marzo 2026 l’esclusione della variante urbanistica dalla procedura di VAS, nell’ambito della verifica di assoggettabilità prevista dal Testo unico ambientale.
Il gruppo che si oppone al progetto chiede quindi che il confronto non si limiti agli aspetti urbanistici e autorizzativi, ma consideri anche gli effetti di lungo periodo sull’intero territorio.
Il richiamo alla valutazione di impatto generazionale
Nel documento diffuso dai promotori viene richiamata la legge 10 novembre 2025, n. 167. Su questo punto, però, è necessario precisare che la norma parla di Valutazione di impatto generazionale (VIG).
L’articolo 4 stabilisce che la VIG costituisce uno strumento informativo per analizzare preventivamente gli effetti ambientali e sociali degli atti normativi del Governo sulle giovani generazioni e su quelle future, con particolare attenzione all’equità intergenerazionale.
Il gruppo utilizza questo principio come riferimento politico per chiedere che le trasformazioni territoriali vengano valutate anche considerando le conseguenze sulle generazioni future.
La richiesta: sospendere il progetto e convocare il Consiglio comunale
La mobilitazione entra ora nella fase della raccolta firme. A partire dal 26 ottobre, il gruppo annuncia banchetti informativi e per la raccolta delle sottoscrizioni ogni sabato dalle 17 in corso Filippo Turati e ogni martedì dalle 10 in piazza Italia a Colleferro.
Le firme saranno inviate al sindaco Giulio Calamita con la richiesta di convocare un Consiglio comunale straordinario.
L’obiettivo indicato è chiedere la sospensione del progetto del data center, così da consentire un’analisi più approfondita delle sue caratteristiche e delle ricadute ambientali, economiche e sociali, oltre all’approvazione di una moratoria che limiti la realizzazione di ulteriori infrastrutture collegate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
«Informarsi, unirsi, allearsi, far sentire la propria voce», è l’appello rivolto a cittadini, associazioni, forze sociali e comitati territoriali.
Il confronto sul data center di Colleferro, dunque, non si esaurisce con il voto favorevole espresso dal Consiglio comunale ad agosto. Il progetto dovrà ora affrontare gli ulteriori passaggi autorizzativi, mentre sul territorio prosegue la discussione sulle sue possibili ricadute e sulla direzione dello sviluppo della Valle del Sacco.






