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Home » Blog » Sulle tracce del tempo: il sentiero delle fonti dell’Artemisio

Sulle tracce del tempo: il sentiero delle fonti dell’Artemisio

Maurizio BocciMaurizio Bocci15/04/20255 Mins Read Rubriche
Sentiero delle fonti dell’Artemisio
Sentiero delle fonti dell’Artemisio

Il sentiero delle fonti dell’Artemisio è un’escursione di immenso valore geologico e paesaggistico in uno dei numerosi angoli del territorio dei Castelli Romani.

Il Percorso

Da Velletri, all’altezza del cimitero, si sale per via del Cigliolo, fino alla contrada omonima, e poi si prosegue per via Fontana Marcaccio, fino ad arrivare al fontanile. Qui si può parcheggiare l’auto per proseguire a piedi lungo la strada in salita.

Fontana Marcaccio

Dopo poche centinaia di metri, si raggiunge il rifugio forestale dell’Artemisio (quota 650 metri) e da qui, prendendo sulla destra un sentiero in discesa che si snoda per i boschi di castagno ceduo, si arriva alla fonte del Turano (quota 550 metri).

Il rifugio della Forestale

Da fonte del Turano si prosegue in salita lungo il sentiero e, dopo circa un’ora di cammino, si raggiunge fonte della Donzelletta, dove è stata realizzata dal Parco Regionale dei Castelli Romani un’area di sosta attrezzata.

Da qui è consigliabile prendere il sentiero sulla sinistra, una specie di canale all’interno del bosco, seguendo un percorso in salita abbastanza impegnativo. Quasi al termine della salita, sulla sinistra, è possibile ammirare alcuni interessanti sepolcri rupestri.

In questa parte dei monti dell’Artemisio, oltre al castagno dominante, sono presenti numerose piante di agrifoglio, dal legno duro e compatto, molto apprezzato per i lavori di ebanisteria e per sculture. Oggi l’agrifoglio è una pianta protetta in quanto nel passato, nel periodo natalizio, veniva raccolta in modo indiscriminato per le drupe rosse che la ricoprono durante tutto il periodo invernale.

Lungo il percorso si possono ammirare quasi tutti gli esemplari di alberi e arbusti che, originariamente, coprivano l’antico Vulcano Laziale, come l’acero, il tiglio, il leccio, la roverella e l’orniello.

La Donzelletta

Quest’ultimo è un albero che appartiene al genere Fraxinus, alto generalmente meno di 10 metri, produce la cosiddetta “manna” (una gomma giallastra che, con l’aria, si rapprende in grani o in forme simili a stalattiti). La manna viene utilizzata dall’industria dolciaria e anche trasformata in sciroppo leggermente lassativo.

La roverella, invece, è diffusa in tutto il territorio dei Colli Albani e può raggiungere i 20-25 metri di altezza. Il suo legno è resistente e duro ed è molto ricercato come legno da ardere. La ghianda è allungata, protetta da una cupola a squame regolari non molto rilevate, ed è utilizzata per l’alimentazione dei suini.

Infine, un’altra pianta caratteristica di questo bosco è il pioppo tremulo, dal legno tenero e leggero, molto ricercato per la fabbricazione di fiammiferi. Nell’industria cartaria viene usato, invece, per la produzione di cellulosa.

Ritornando sul nostro sentiero, dopo aver percorso circa 500 metri in salita, si giunge all’ultima fonte del nostro percorso: Acqua Donzella (quota 750 metri), dove si trova anche una piccola area pic-nic.

la fonte dell’Acqua Donzella

Qui, il 1° ottobre 2010, secondo il racconto di Angela Bartoli, madre di cinque figli, la Madonna le sarebbe apparsa all’improvviso nei pressi della fonte e le avrebbe parlato, invitandola a pregare e a bere dalla fonte la sua acqua benedetta.

Da allora il sito è stato meta di continui pellegrinaggi di fedeli che si recavano a piedi alla fonte per bere la sua acqua. Peccato che poi si scoprì che l’acqua che sgorga dalla fonte Donzella non è potabile anzi contiene livelli così alti di arsenico tanto da essere dannosa per la salute.

Arrivati a questo punto e proseguendo per il sentiero, si incrocia la carrareccia lasciata al bivio di Fonte Donzelletta. Da qui, svoltando a destra, si ritorna indietro e si arriva alla Fonte del Turano; girando invece a sinistra si arriva alla Valletta del Lupo e da questo pianoro, proseguendo, inizia la discesa verso il rifugio forestale e, quindi, verso Fontana Marcaccio, terminando così il sentiero delle fonti dell’Artemisio.

Le specie di arbusti e del sottobosco nel sentiero delle fonti dell’Artemisio

La peculiarità di questo bosco è l’abbondante presenza di diverse specie di funghi: porcini, galletti, e famigliole. Da settembre ai primi di giugno, è molto frequente imbattersi lungo il sentiero, ai piedi di alberi di castagno o di leccio che si estendono lungo il versante sud-est del Maschio dell’Artemisio, di gustosi esemplari di funghi.

Nei punti più alti dell’Artemisio sono presenti alcuni esemplari di faggi che, prima dell’introduzione del castagno, occupavano gran parte delle vette dei Colli Albani.

Tra le specie di arbusti del sottobosco, sono presenti in questa zona la ginestra dei carbonai, il prugnolo, il biancospino e il sanguinello.

La ginestra dei carbonai, che fiorisce tra maggio e giugno, è facilmente riconoscibile, perché forma estese macchie di colore giallo nel versante sud-ovest dei Monti dell’Artemisio.

Il suo nome deriva dal fatto che in passato veniva utilizzata per confezionare scope, che servivano a tenere pulite le aree carbonili.

Il prugnolo è un arbusto i cui frutti vengono impiegati per preparare liquori, mentre il biancospino è un arbusto che talvolta assume le dimensioni di un albero ed è molto utilizzato in erboristeria.

Le preparazioni ottenute dal fiore di questa pianta hanno azione vasodilatatrice; regolano il ritmo e la forza di contrazione del muscolo cardiaco ed esercitano un’azione sedativa sugli ipertesi e sugli arteriosclerotici.

Il sanguinello è un arbusto che si fa notare in autunno grazie alle foglie rosse e alle drupe nere. Lo si trova un quasi ovunque nelle siepi, nelle macchie e nelle boscaglie.

Lungo il sentiero delle fonti dell’Artemisio, è infine possibile individuare numerose tracce di fauna selvatica che nei boschi dei Monti dell’Artemisio trova un habitat perfetto.

Si possono quindi trovare gusci di nocciole aperti, con il margine tagliato di netto, segnale della presenza del moscardino, un piccolo roditore di colore fulvo, oppure è possibile trovare aculei dell’istrice, un roditore di grande dimensione dal caratteristico manto spinoso.

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